Il signor Pompeo tuttavia non poteva rassegnarsi ad un silenzio che lo avrebbe screditato presso sè stesso, inducendo il sospetto che a lui, professore di belle lettere, fosse mai per mancare la replica a qualsiasi argomento.

— Le idee pessimiste — sentenziò, rimettendo legna al fuoco — guastano il naturale concetto dell'esistenza, la quale è in realtà molto migliore della sua fama. Certo bisogna essere filosofi ed accettare le cose come sono.

— Non l'ho sempre trovato così ottimista, signor Pompeo. Per esempio quando impreca contro quel giovinotto, quel suo parente che non vuol saperne di studiare il latino....

Il signor Pompeo scattò come un razzo:

— Ma c'è confronto? C'è confronto? Domando io! Se mi adiro contro quel disutile è perchè ho davanti il problema dell'educazione, capisce? cioè della cosa più importante che vi sia.

— Non mai quanto la vita — rispose il vecchio con voce profonda.

— Ma l'educazione....

— Un bel cerotto l'educazione! Pensare che si nasce costando tante sofferenze a nostra madre, che subito andiamo incontro noi stessi a mille mali; che mettiamo i denti con dolore, che lottiamo colla pertosse, col morbillo, con una filza di guai, che ci tocca di imparare l'alfabeto e poi l'abaco e poi la grammatica e altre diavolerie....

— Tutto ciò per....

— Mi lasci dire che non ho finito. Tutto ciò per educarci nevvero? Difatti ci si insegna che non dobbiamo correre e saltare negli appartamenti perchè si disturbano i vicini, nè buttarci per terra perchè rompiamo i calzoni. Ci fanno eseguire una giudiziosa ginnastica per sviluppare le nostre membra e in seguito ci si inizia ai doveri morali secondo i quali non ci è permesso di dare un pugno ad un compagno che ci incomoda, nè di impadronirci dei frutti che ci ingolosiscono, nè di dire liberamente ciò che pensiamo e nemmeno di guardare tutte le donne che ci piacciono. Arrivati a questo punto ci fanno l'onore di chiamarci galantuomini, ma evidentemente non basta; bisogna che ci perfezioniamo ancora; ed ecco l'arte che ci schiude i suoi miraggi dorati, la scienza che ci attira coll'altezza delle sue cime, la politica che ci vuole nell'ardore delle sue lotte. E la fine di tutto ciò? Quei denti che abbiamo messi con tanto dolore si guastano, traballano, cadono; quei capelli dove una mano cara soleva sprofondarsi nelle ore della nostra giovinezza, incanutiscono e cadono anch'essi. Che avviene delle belle membra sviluppate secondo i precetti dell'igiene? Turpi ed avvilenti malattie ce le rattrappiscono. E il nostro ingegno, i nostri studi, il nostro orgoglio di conquistatori? E il frutto dell'educazione? Si muore! Si muore! Si muore! Ecco.