— Sì — risposero gli occhi di Elvira.

Tuttavia l'imbarazzo fu passeggiero. Flavio si pose subito a raccontare le impressioni sommarie di quell'anno trascorso nel visitare le bellezze artistiche dell'Italia per mettere a prova la sua vocazione. Una sicurezza giovanile e pure pensata traspariva dai suoi detti, dalla voce, dallo sguardo luminoso. Aveva ancora qualche cosa della primitiva timidezza, specie nel colorito che passava rapidamente dal pallore abituale a rapide accensioni fiammee, ma tutt'insieme e nello sviluppo del corpo e nella coscienza di sè stesso egli aveva fatto progressi tali che Anna lo guardava stupita e commossa. Il suo piccolo volto dai lineamenti fini ma risentiti sembrava conservare il riflesso di tutte le commozioni che lo avevano attraversato. Quante cose nuove, quante rivelazioni, quante scoperte avevano concorso alla trasformazione del fanciullo in uomo!

Anna lo scandagliava con un'ansia confusa e ardente di vergine casta, notando certi suoni speciali della voce che prima non aveva, certe pose che le erano ignote; e nell'esame lento e profondo si sentiva mordere al cuore da una inquietudine singolarissima, quasi un presagio, quasi una gelosia cieca e selvaggia di fatti conosciuti, forse insussistenti, ma possibili e sopratutto inafferrabili.

— Come è mutato!

— Non molto, le assicuro — disse Flavio sorridendo, colla mano sollevata ad un vago accenno nel vuoto.

Anna seguì collo sguardo quella mano magra e nervosa che conosceva così bene; se la ricordò tinta d'inchiostro, screpolata dal freddo, convulsa sui doveri di scuola e sui pensi latini, timida e commossa sempre. Essa non aveva cambiato. Anna vi sentiva, come una volta, la potente attrazione che fa della fisonomia della mano uno dei mezzi più sicuri per conoscere il sentimento; e così, come essa amava particolarmente certe abitudini dell'anima di Flavio, amava pure il suo modo di stendere la mano, di ripiegarla, di esprimere con un semplice tocco le oscillazioni più delicate e più sensibili della sua psiche. Fu con gioia che la riconobbe, che la afferrò e la strinse, come una volta, come una volta.

— Un po' vedere se c'è il segno fortunato.

La aperse, stese il pollice e guardò curiosamente la piega in mezzo alle due falangi. Scosse il capo, lasciando ricadere la mano che era la sinistra.

— Mi dia l'altra. Ah! ecco; l'elissi qui è perfetta, non interrotta dalla più piccola linea. In uno almeno de' suoi voti otterrà ciò che vuole.

— Anna crede a queste sciocchezze! — disse Elvira.