Così rispondeva Elvira con un trillo di allodola felice.
Anna si coperse rapidamente, smaniosa di sottrarsi ad una impressione penosa, o meglio a due impressioni; una penosa e l'altra irritante: e forse ad un'altra ancora più acuta, più indefinita, a cui si mesceva un bizzarro istinto di pudore segretamente offeso.
Per dispetto i nastri si spezzavano, i ganci non si congiungevano. Sotto la sua mano febbrile la stoffa sembrava prendere una attitudine di rivolta, e intanto che dibattevasi contro i piccoli ostacoli materiali tendeva con ansia l'orecchio alle voci dei due giovani che si erano straordinariamente abbassate di tono. Ora non percepiva che qualche sillaba, qualche motto staccato. Tuttavia il dialogo continuava animatissimo, passando dal sommesso bisbiglio della parola al fruscìo alato del sorriso ed al spezzato singulto che fa gorgogliare la voce nelle fauci con un canto di acque profonde.
Nell'ansia Anna sospendeva l'opera, madida la fronte di sudore. A un tratto le voci tacquero. Il silenzio altissimo non era più interrotto che dalle pulsazioni del suo cuore tumultuante. Che cosa avveniva? Erano forse partiti? o Flavio era partito? Provò un istante di vertigine. Dove, dove erano? Perchè tacevano? Le parve di udire un piccolo colpo di tosse, ma avendo in quel medesimo istante urtato in una spazzola che cadde rumorosamente a terra, non poteva essere sicura. Chiamò: “Elvira!„ Nessuna risposta. Forse si trovavano sul terrazzo. Ma perchè Flavio era venuto? Dovevano incontrarsi all'Esposizione. Sua sorella si era vestita prima del tempo: aveva sempre una gran premura di vestirsi. E il silenzio continuava! — Ah! una voce finalmente.... Non la loro voce, no. Era il cantore che ripassava per la via deserta
. . . . . . . . .
Nasce, fiorisce e muore
E non ritorna più!
Anna si affacciò questa volta alle persiane per vederlo. Cercava i suoi guanti, pur avendoli sotto gli occhi, toccandoli.
Finalmente eccola pronta. Si precipita fuori della camera ed urta Elvira che veniva alla sua volta.
— Dove eri?