Anna pensava come mai Elvira, che non era molto molto bella, si avvantaggiasse così particolarmente per un semplice cambiamento d'abito, ma volendo ad ogni costo cancellare il ricordo della durezza di prima, le cinse la vita con una mano e la baciò. Elvira non avvertì lo sforzo. Dopo averle raccomandato di essere sollecita, per non giungere troppo tardi alla Mostra, dileguò nella fuga delle ampie stanze che il suo abito rosa illuminava di un mobile splendore.
Un profumo di eliotropio, molle ed insipido profumo che ella non poteva soffrire, era rimasto sulle mani di Anna. Si affrettò a versare dell'acqua nel suo lavabo, ma tolto dalle mani il profumo persisteva, caldo ancora del contatto che lo aveva portato sul suo volto. “Odioso odore!„ mormorò Anna slacciandosi la vestaglia. Davanti a lei il lavabo apriva la conca azzurrognola colma d'acqua. Vi tuffò il viso e trascinata da un subitaneo senso di delizia sciolse rapidamente la leggera biancheria che la avviluppava gettandosi ondate d'acqua sulle spalle.
Questo esercizio le diede un benessere fisico così soave da indurla a ripeterlo più volte, eccitata dallo stesso piacevole rumore che l'acqua produceva rimbalzando dalle sue spalle al lavabo e da questo in minutissime perle sul pavimento di pietruzze alla veneziana che già luceva tutto come iridescente cristallo. La striscia di sole, attraverso il filtro delle persiane, si era nel frattempo allungata fino a toccare i piedi della bagnante. Una mezza luce aurea l'avvolgeva tutta e sullo sfondo verdeggiante del bosco dove Angelica e Medoro stavano abbracciati ella poteva credersi una ninfa antica. Le sue forme veramente ritraevano la grazia elegante che intorno al Partenone e fra le ceneri dissepolte di Pompei fa rivivere ancora sulla curva delle anfore la bellezza delle figlie di Nereo.
Sottili, fluide, aventi il raro dono della morbidezza nella esilità, le braccia di Anna riposavano alfine. Ella stava assaporando la frescura dei recenti lavacri, immobile e ritta, col pensiero preoccupato dalla strofa che aveva udito cantare alcuni istanti prima, non ricordandola esattamente, eppure colpita dalla tristezza che accomuna in un solo destino la gioventù e le rose. E si guardava le braccia, sollevandole lentamente fino al viso, al di sopra dei capelli, congiungendole in alto palmo a palmo con un arcano desiderio di amplesso che le fece mormorare sospirando: “Sarebbero pure una nobile coppa per l'amore!„
— Dov'è? Dov'è? — gridò dal corridoio la voce di Flavio.
Ella diede un balzo fino all'uscio, chiudendolo a chiave con un terrore irragionato e convulso, mentre Elvira rispondeva a Flavio:
— Si sta vestendo.
I due giovani entrarono nel salotto che faceva fronte alla camera di Anna. Il mormorio delle loro voci le giungeva distinto attraverso il breve spazio. Diceva Flavio:
— Però verranno?...
— Sì, sì, verremo e subito.