— È vero, — soggiunse Anna a voce bassissima, — non si può.
I loro occhi tornarono ad incontrarsi profondi ed acuti. L'ineluttabile destino che li aveva guidati a quel punto, così vicini, eppure non congiunti, li circondava di una misteriosa malinconia dove era quasi come un profumo d'orto chiuso in cui languissero delle rose non côlte, e poichè lo stesso pensiero li dominava entrambi, palpitante ed oscuro, Flavio si fece col volto presso al volto della sua amica a ciò minor quantità d'aria possibile frastornasse il suono della sua voce:
— Non mi ha ancor detto se mi approva.
Le palpebre di Anna sbatterono un attimo sopra le sue pupille stanche. Flavio che la osservava vide farsi più cupe le piccole rughe che le circondavano l'occhio.
— Ho bisogno che il suo cuore sia con me — insistette Flavio.
Anna tese le mani istintivamente verso la casa come in un appello supremo e rivide le larve, abbracciò in un punto solo passato ed avvenire, quello che era e quello che doveva essere. Non aveva egli ragione? Non era egli nella natura e nella verità? Tutto il resto doveva perire.
Flavio, attento alle gradazioni del di lei pensiero, susurrò tremando:
— Ebbene?
Anna non guardò lui. Altri volti, altri occhi la attiravano nell'ombra. Un sospiro appena uscì dalle sue labbra:
— Sia!