— Le vorrei dire una cosa, — disse Flavio.
Anna rispose precipitosamente:
— La so.
Flavio non parve sorpreso. Non c'era forse fra di loro una intima comunicazione, un accordo meraviglioso di sensazioni che rendeva superflua quasi sempre la parola? Con un ritorno ingenuo alla sua lontana infanzia egli appoggiò la fronte sui ginocchi di Anna mormorando:
— Saremo vicini sempre.
Anna rimosse delicatamente dai suoi ginocchi la fronte di Flavio, sollevandosi per metà dal muricciuolo e mostrandosi intenta allo spettacolo meraviglioso del sole nascente. Tutto sfolgorava oramai; i tetti, gli alberi, i vetri delle finestre, i muri bianchi del convento, le punte metalliche dei parafulmini. Le campane scioglievano in larghe onde i loro concenti: alcune finestre si aprivano. Anche il terrazzino del vecchio scettico si aperse ricevendo i primi raggi del sole. Che divina cosa la vita! Respirare, muoversi, ammirare, adorare, darsi, slanciarsi tutti interi e appassionatamente verso la invisibile forza che ci attira in alto!
Per una di quelle misteriose intuizioni che hanno le persone estremamente sensibili, Flavio si trovò avvolto nella commozione della sua amica; la parola “amore„ non presentavasi alla sua mente, ma l'intima essenza dell'amore vibrò in tutto il suo essere ed egli ebbe un fremito simile a quello del viatore che pur senza vederlo sente la presenza dell'abisso.
— Sorella mia! — disse prendendo una mano di Anna con tale rispettosa dolcezza che parve a lei si compisse un rito solenne. Ella assentì, religiosamente, voltata ancora la testa a guardare l'orizzonte in modo che Flavio ne scorgeva la linea del profilo purissima sullo sfondo del cielo, rinnovantegli la sensazione di ansia dolce e tormentosa, come di bene inafferrabile, che aveva provato tante volte accanto a quella donna.
Poi Anna si chinò sul muricciuolo del terrazzo dove un piccolo fiore spuntava tra le connessure delle pietre e spingendosi nel vuoto tentava afferrarlo.
— Che fa? — disse Flavio con impeto, ritraendola dal pericolo. — Vede bene che non si può.