— Non ha dormito questa notte?

Nuovo cenno negativo.

— Come tutto contribuisce ad unirci, le gioie e i dolori! Io vegliando pensavo a lei che vegliava.

Anna gl'immerse gli occhi negli occhi. Era vero. L'aveva amata prima, amava l'anima sua. Era lei che amava in Elvira.

Flavio, ingannandosi sull'ostinato silenzio di Anna, le chiese turbato:

— Non mi crede?

— Oh! Flavio.

La traboccante dolcezza ch'ella pose nel pronunciare il di lui nome diede ardire al giovane.

— Io lo credo che lei mi vuol bene. Questo affetto fu il raggio della mia triste adolescenza, fu ed è la fede della mia giovinezza. Ignoro che cosa sarei diventato senza di lei. So che lontano da lei non potrei vivere.

Quale delizia e quale malinconia insieme a udirlo parlare così! Non erano sentimenti nuovi che egli le esprimeva, ma ripetuti in quell'ora mistica del giorno che sorgeva, nella pace solenne della casa ancora addormentata, mentre si trovavano soli, forse soli per l'ultima volta, era un tale soavissimo strazio per Anna che tutte le sue fibre ne tremavano. Stettero per un po' di tempo muti, mentre intorno a loro si destava gradatamente la vita nelle fronde degli orti mosse dalla brezza mattutina, negli indistinti pigolii dei nidi, nel fruscìo occulto dei cespugli, nella luce che scialba dapprima si veniva man mano accendendo di colorazioni intense.