L'uragano intanto si avanzava con una furia terribile, rombava nell'aria, muggiva nelle gole dei camini, ululava svettando gli alberi, schiantandone i rami con lunghi gemiti che parevano di persona viva.—Mio Dio, mio Dio—mormorai colla faccia contro il suolo—abbiate pietà di Lui!
L'acqua scrosciava violentissima; per le fessure della porta entrava un vento gelato; i lampi e i tuoni si seguivano con una frequenza spaventosa. Uno specialmente fu così fragoroso che credetti ne sprofondasse la terra. Oh! dov'era Lui?… solo, nelle tenebre, fra l'imperversare della bufera…. A questo pensiero il freddo che mi rattrappiva le membra divenne fuoco ardente. Per un istante intravidi la folle tentazione di correre sui suoi passi, di chiamarlo…. Mi alzai, ricaddi, posi la mia testa infuocata sul gradino della scala, invocai Dio, invocai la morte…. poi non seppi più nulla finchè mi trovai fra le braccia di Pietro e di Orsola che mi ricondussero di sopra, inerte e docile come una bambina e mi posero a letto.
Essi svegliandosi nella furia dell'uragano erano discesi per vedere se tutti i vetri fossero assicurati e trovandomi svenuta ai piedi della scala immaginarono che fossi discesa per lo stesso motivo, e che un malore m'avesse côlta…. Poveri vecchietti cari! Poveri vecchi che mi volevano tanto bene!
* * *
Tutta notte vegliai prestando l'orecchio al vento che non ebbe mai posa tutta notte—e sempre con quella impressione di dolore, di colpo portato in pieno petto. Avevo un bisogno irresistibile di piangere e non potevo. L'incanto era rotto. Sei mesi di dolcezza, quasi di felicità, erano dileguati, non sarebbero tornati più, distrutti da un istante così breve. Avevo pianto tanto quando erano morti mio padre e mia madre, eppure sapevo che dovevano morire; ma Lui perchè aveva fatto questo? Ecco, pronunciavo anch'io parole più grandi delle altre, come certe parole che Lui pronunciava, dandomi la visione di un mondo superiore. Egli non mi aveva creduta degna di seguirlo per quella via. Non mi aveva amata; ah! sopratutto non mi aveva amata mentre io fidavo tanto in lui!
A questa considerazione un fuoco violento mi salì alle guancie e un desiderio di batterlo, di umiliarlo, di dirgli che era stato vile. Alcune storie udite qua e là, certi apprezzamenti dei quali nella mia assoluta ignoranza della vita non avevo compreso la portata, mi tornavano in mente tumultuosi, maturando con una precipitazione dolorosa tutto ciò che era rimasto incompleto nella mia piccola esperienza di donna solitaria. È dunque così che le donne cadono ed è di questo che insuperbiscono gli uomini? Ed Egli pure! Egli pure!!…
Strisce arroventate mi solcavano la fronte, il collo, il petto; le tempie mi battevano disordinatamente. L'uragano era oramai una cosa sola con me stessa; il vento che flagellava gli alberi flagellava pure le mie membra ardenti di febbre; udivo nello scrosciare della pioggia le mie stesse lagrime, le lagrime avare che gli occhi non volevano darmi. Ecco, si aprivano una strada attraverso le cateratte del cielo, scorrevano nella valle, sui monti, nelle foreste, sulle case dei placidi dormienti, nel sonno ininterrotto dei rudi lavoratori, nella veglia attenta e amorosa delle madri, nelle visioni alate dei bimbi, forse in qualche insonnia pensosa di un vecchio prossimo alla tomba.—Scorrevano le lagrime brucianti del mio cuore, insieme alle lagrime di tutto il mondo in quell'imperversare di tutti gli elementi…. Orrida notte durante la quale agonizzò l'anima mia fino all'ultima resistenza del soffrire.
Neppure verso l'alba mi chetai. Orsola che non aveva voluto abbandonarmi e che si era addormentata sopra una poltrona, venne a toccarmi la fronte.
—Hai la febbre Myriam, bisogna chiamare il medico.
Non mi opposi e non dissi di sì, indifferente. Orsola andò subito a svegliare Pietro perchè potesse trovare il dottore in casa prima delle sue visite del mattino. Poi tornò al mio capezzale, mi diede da bere, mi baciò due o tre volte le mani con una passione muta e concentrata.