—Myriam, vi amo.

—Non è vero.

Pronunciai queste parole con una amarezza che lo colpì. Si rizzò in piedi, col volto disfatto, cogli occhi torvi.

—Badate, quest'ora era vostra. Non mi avrete mai più così, mai più!

Chinai il capo sotto la misteriosa minaccia, stringendomi le braccia contro la vita con dei brividi di freddo; nè so quanto tempo passasse. Un lampo venne d'improvviso a rischiarare il buio vano della finestra; allora lo pregai dolcemente di andare a casa.

Ritto e fiero nel mezzo della stanza, sembrava che Egli combattesse internamente una dura battaglia e già piegava ancora verso di me, già aveva una supplica negli occhi.

—Andate, andate, andate.

Io ridissi questa preghiera, cercando l'accento più persuasivo, più fermo e più dolce insieme.

Uscì senza far motto. Lo seguii fino ai piedi della scala, disfatta, reggendomi a stento, udendo con terrore la pioggia che incominciava a cadere.

Aperse la porta mentre uno scoppio di tuono scosse tutta la casa; la sua alta persona balenò per un istante sulla soglia, si curvò, disparve. Io mi accosciai a terra, singhiozzando, in preda a una convulsione di lagrime.