Mi trovò in un pallido pomeriggio della fine d'autunno semi-sdraiata sul divano. Vedendolo tentai subito di alzarmi, respingendo una pelliccia che mi copriva le gambe.
—Restate, restate—disse—sono avvezzo a tali cose oramai; la mia vicina è sempre ammalata. Questa è anche una ragione per cui mi vedete di rado, le dedico tutto il tempo disponibile; faccio bene nevvero?
C'era nel suo accento una nota di durezza che non volli rilevare.
—Io lo penso—risposi.
—Mi sembrate accesa in volto.
—Deve essere una fiamma momentanea, ho freddo invece. L'inverno si annuncia rigido quest'anno.
—Tutt'altro. È un tempo splendido per passeggiare; sicuro bisogna essere sani. La signorina Emma… ve l'ho detto che la signorina si chiama Emma…
—Non so, non ricordo…
—Emma! il più bel nome che io conosca. Non è vero che è un bel nome?
Mi trovavo del parere contrario; tuttavia un sentimento di fierezza mi impedì di contraddirlo apertamente. Frattanto Egli insistette: