—Non è vero? Non è vero? Dite che è bello.
Allora soggiunsi con indifferenza:
—Se vi fa piacere! Sapete, è questione di gusti.
—Lei che è la viva immagine della primavera—soggiunse mio cugino con fuoco—non sente punto l'inverno; ha bisogno di muoversi, di camminare. Sua madre mi permette di accompagnarla qualche volta in fondo ai prati—non più in là, si capisce—ma sono passeggiate deliziose. Ora Ella mi precede colla sua bella figura onduleggiante, ora mi sta a lato inebbriandomi della sua vicinanza, di quel fresco odore di mammola che hanno certe fanciulle… è curioso, a guardarvi adesso mi sembrate pallida.
—Non vi badate.
—Scherzi nervosi senza dubbio.
—Può darsi.
Fin qui arrivai a rispondere; dopo, un tintinnio nelle orecchie e un velo davanti agli occhi mi impedirono di seguire il filo del discorso, senza però che Egli se ne accorgesse, essendomi celate le mani e mezzo il volto sotto la pelliccia. Ma forse Egli ebbe allora un impeto di compassione; mi accomodò delicatamente la pelliccia intorno alle braccia e vidi nei suoi occhi un raggio dell'antica luce. Tremai tutta ed ebbi paura di me. Come lo amavo, come lo amavo, se il solo tocco della sua mano mi faceva beata in mezzo a tanta umiliazione!
—Myriam—così Egli disse per tentarmi, già pentito della sua bontà—non vi dispiace che vi prenda per mia confidente?
—Perchè dovrebbe dispiacermi? Io sono sempre quella che conosceste.