—Quella, quale?
—Colei che vi accolse or fa un anno unico suo parente e che da voi apprese la via delle verità superiori.
Un lungo silenzio seguì le mie parole. Potei credere per un istante di essere tornata ai dolci e profondi colloqui di un tempo. A un tratto Egli esclamò:
—Non conoscete la vita, non sapete nulla, non comprendete nulla.
—Ohimè—feci quasi involontariamente—lo temo.
Egli proseguì con violenza.
—Avete voi solamente un concetto dei diritti dell'uomo, del suo posto di fronte all'esistenza? Sapete di quali lotte, di quali combattimenti noi abbiamo bisogno? Sapete che ardente focolare d'amore sia il nostro cuore?… Oh! non interrompetemi. Non mi parlate dei vostri amori di femminuccia fatti di lagrime e di rinuncie. Noi nell'amore vogliamo il trionfo sempre, la vittoria sempre e quando non ci riesce di ottenerli il nostro cuore è così vasto che accogliamo in esso l'odio e la vendetta. Misere, misere animuccie che ci venite a parlare di perdono nello stesso modo che rechereste colle vostre piccole e bianche mani inermi un secchiolino d'acqua per spegnere un incendio!
Pronunciando le ultime parole si era alzato. Il suo volto aveva una fierezza dolorosa, le labbra erano contratte, gli occhi scintillarono tutti invasi dalla sua anima. Io credo di non averlo mai amato tanto come in quel momento. Vidi allora ed abbracciai i suoi più intimi pensieri, li accolsi in me, li strinsi dentro di me, compresi le sue lotte, i suoi dolori, le sue intime tristezze; fui sua in uno slancio irresistibile quanto occulto. Volli parlare, ma nessun accento uscì dalla mia bocca.
—Mi accorgo di stancarvi, vi lascio—disse Egli con una dolcezza protettrice e benigna, come se lo sfogo precedente lo avesse calmato.—Guarite!
Gli stesi la mano in silenzio. Egli la prese senza stringerla. Disse: Avete freddo ancora? ed avendo io risposto di no, col capo, si avviò per uscire; ma dopo pochi passi riprese voltandosi indietro: