—Fate conto di portare questa musica a Parigi?

Ebbi un momento di confusione durante il quale dai tasti del cembalo gemettero le patetiche battute della canzone antica, ma ripresi subito:

—Occorre forse?

Una segreta involontaria espressione dovette trapelare dalla mia voce perchè Egli non diede alcuna importanza al suono di quelle tre parole e subito ne penetrò il significato di profonda tenerezza. Vidi allora il suo bel volto rischiararsi e l'anima sua venire a me fiduciosa ed intera. Era questo che Egli aveva sognato nelle prime aurore del suo affetto, prima, assai prima che l'oscuro mistero dei sensi lo acciecasse? Era a questo che Egli pensava la sera memorabile in cui mi aveva detto: "Non vi immaginate il bene che potrebbero fare le donne riconducendo la fede nel cuore degli scettici?" E comprendeva anche questo—questo sopratutto—che solo da una ispirazione alta poteva nascere un amore come il mio? Io lo credo; altrimenti non avrebbe avuto il suo sguardo tanta serenità e tanta dolcezza.

Ogni dubbio era scomparso oramai. Dalla penombra del cembalo dove si era posto vidi sorgere in Lui un desiderio soave di comunione che aveva qualche cosa di toccante nella maschia fierezza di quell'anima. Pensai allora: Una donna—Emma od un'altra—verrà a prendere un posto nella sua casa vuota, nel suo cuore appassionato. Molti cambiamenti troverò certo ritornando di qui ad alcuni anni, molti fiori morti, molte cose morte e qualche sepolcro sarà pure dentro di me…. ma chi mi potrà togliere questa suprema gioia di avergli dato, io, una fede?

Ero presso alla finestra. Sollevai la cortina color di fiamma guardando giù nel giardino. Nei primi tempi della nostra relazione mio cugino aveva osservato che esso era troppo ben tenuto, troppo regolare, che gli mancava la poesia e il mistero dei luoghi abbandonati. Ecco—pensai—ora si vestirà della poesia che gli manca; verrà l'abbandono a tessere le sue fitte ragne intorno alle aiuole, verrà la tristezza, verrà il mistero ad oscurare l'ombra degli alberi e verrà mai l'ala dei nostri spiriti a battere insieme su questo sentiero dove pur senza confessarlo ci amammo?

Egli mi si pose accanto, mi prese la mano. Io continuai tuttavia i miei pensieri e accarezzando cogli occhi i dolci rosai che nella brezza di marzo si preparavano alla rinascenza udii la sua voce profonda che mormorava:

—Dunque addio, Myriam. Ci rivedremo?

Gli strinsi la mano con un leggero indugio, senza voltare la testa, senza guardarlo, senza parlare; ma Egli ben comprese questa volta ciò che nascondeva di malinconico e di ardente il mio silenzio.

FINE.