Ma veramente ecco il punto press’a poco dal quale eravamo partiti. La comprensione materialista della vita è quella che la intorbida su su fino alle origini. La Bellezza discesa dal suo altare di idea e perseguitata da desiderî concupiscenti qual femmina da trivio è resa infeconda; l’ammirazione inquinata dall’invidia perde la sua potenza benefica. È come se si spezzassero le stelle per farne dei fanali; le case degli uomini non ne sarebbero abbastanza illuminate e mancherebbe al cielo il suo splendore. Non è pertanto giusto incolpare unicamente il sesso che una volta dicevasi gentile e che aspira a farsi chiamare forte, di una malattia che è generale. Quantunque i femministi dicano che la resistenza di molte donne alle idee nuove non è altro che il risultato della educazione autoritaria che da secoli pesa su di loro, è lecito pensare invece che tutta l’agitazione cosidetta femminista non sia altro che la coda del serpente e le innovatrici che si immaginano di guidare sieno semplicemente guidate, anzi trascinate dalla follia egualitaria che spira sulla fine del nostro secolo tormentato.

Ma è pure dalle donne, dalle vere, semplici, sante, amorose donne che deve partire il primo coraggioso grido di: Basta! Coraggioso veramente poichè ha da muovere incontro a nemici e ad amici, incontro all’attrattiva della novità e di fantastiche promesse dietro le quali si appigliano via via una folla di appetiti nobili, ignobili e mediocri, tanto che l’armata dei femministi ha veramente tutto il carattere delle truppe raccogliticcie dove può essere che si trovi l’eroe, ma dove si affratellano del pari il manutengolo e il tagliaborse. Coraggioso grido quello delle donne che oseranno resistere alla torbida fiumana! Una volta di più esse mostreranno di essere le degne compagne dell’uomo vigilando l’urna dell’ideale deposta nelle loro mani.

Il materialismo non è da temersi finchè resta al suo posto tra l’argilla e il fango; non lo ha allora che chi lo vuole e quando lo vuole. Pericolosi al contrario sono quei sentimenti che la materiale origine nascondono sotto alle parvenze idealistiche, perchè assai facilmente per tal modo travolgono anche coloro che non vorrebbero essere travolti. Questo caso è specialmente difficile da combattere perchè l’avversario è in buona fede e credendo fermamente di camminare verso il sole trova per lo meno puerile l’avvertimento di guardarsi dalle tenebre.

Così dobbiamo, non v’ha dubbio, a una degenerazione del sentimento ammirativo l’eccesso di produzione letteraria che si riscontra ai nostri giorni. I venticinque lettori che si immaginava di avere Alessandro Manzoni crebbero smisuratamente di numero e non si adattano più alla parte di lettore. Essi potevano essere lettori ideali e non se ne sono accontentati, preferendo a torto di divenire scrittori mediocri. Chi non vede qui che sotto parvenza di coltivare meglio l’ideale lo si offende continuamente e lo si danneggia? È la solita confusione degli attributi, per cui si annette pregio alla forma colla quale si rivelò a noi l’ingegno o la bellezza di un’altra persona e che noi crediamo di raggiungere entrando, con concetto materialistico, nella stessa forma.

E di quale gretto materialismo non è circondata la teoria socialista diffusa nel popolo? Anche qui si è spezzata la stella per farne dei fanali, argomentando che il popolo non comprende le idee elevate, dimentichi che il raggio di una stella per l’appunto guidò i pastori alla culla di Dio. No, senza un grande ideale non si arriva al cuore del popolo! Dal mito di Orfeo che cantando commoveva le pietre, fino alla propaganda del poverello d’Assisi, era l’idealità di una gran passione che passando attraverso a un temperamento eccezionale raggiungeva nei più umili e nei più meschini la dormente scintilla della Bellezza e la rinfocolava unendola alla gran fiamma. Ma pretendere di ottenere un risultato alto appoggiandosi alla debolezza degli uomini anzichè alle loro forze, e volerli guidare al meglio mediante l’atrofia delle qualità più nobili congiunta allo sviluppo quasi mostruoso degli istinti minori, è opera sterile per la felicità.

Io leggevo con grande tristezza le pagine propagandiste di uno dei più noti scrittori nostri che per venire in aiuto della sua recente fede non sapeva trovare altro argomento se non quello di porre a raffronto il salotto elegante di un ricco colla apparizione, sulla soglia, di un operaio; e con singolare abbondanza di colori sceglieva tutti i rosei per il salotto, tutti i neri per l’operaio, dilettandosi nell’antagonismo sì che per ogni ninnolo nuovo aggiunto da un lato scopriva uno sdruscio nell’altro, e i mobili artistici del salotto venivano a singolar tenzone colle macchie sparse abbondantemente sul camiciotto dell’operaio, del quale commiserava fin anco le mani indurite. Per ultimo tocco l’autore del bozzetto aveva ricorso alla pioggia, mostrando asciutto il salottino e bagnata la schiena dell’operaio. Ora, se non ho avuta la fortuna di farmi comprendere fin qui, cercherò di completare il mio pensiero dicendo che se le persone d’ingegno diffondono tali sentimenti superficiali e meschini, qual meraviglia se coloro che li raccolgono li immiseriscono ancor più, e se posta la questione su basi cotanto materiali nessuna luce possa sprigionarsi da essa? In tanto furore d’uguaglianza perchè si dimentica che il solo diritto di un uomo di fronte a un altro uomo è il diritto di avere un’anima alta? Perchè si continua a parlare volgarmente al popolo colla pretesa di educarlo? Se quell’operaio entrando nella casa del ricco non sa far altro che invidiare le cornici dorate e i morbidi tappeti e nessun sentimento di dignità personale sa trovare in se stesso, è un pover’uomo indegno affatto del nostro interesse. Per fortuna vi sono, fuori dei libri, operai che sentono nobilmente in se stessi e non si considerano nè infelici, nè umiliati per qualche macchia sul camiciotto e per qualche callo alle mani.

Il Grande che disse: “Tu solo, o ideale, sei vero„ annunciò un assioma da pensatore, non un sogno da poeta come parrebbe. Nell’idea, in tutte le idee, c’è una grandiosità incorporea che può qualche volta trovarsi a suo agio nella mente solitaria del genio, ma che si frantuma miseramente e cade in polvere se obbligata ad entrare nella mente degli uomini comuni. Così si dissolvono le religioni, così si stanno ora alterando i significati della pietà e quelli ben più importanti dell’armonia fra i bisogni materiali e i bisogni ideali, onde l’agitazione femminile è uno dei sintomi più gravi.

“Colui che possiede le divine facoltà dell’anima è un essere grande, qualunque sia il posto che egli occupa nel mondo„; sono parole di Chaning, il moralista americano, di quell’America che noi siamo abituati a considerare sotto il solo aspetto di terra dell’oro. Perchè dunque nulla si fa per sviluppare codeste facoltà dell’anima e si concentrano invece tutti gli sforzi sulla istruzione che è tutt’altra cosa, assai, ma assai meno importante e precisamente nella proporzione di un’anfora di fronte all’essenza? Deh! cercate di possedere l’essenza prima, l’anfora verrà poi. Che se anche non venisse, la virtù dell’aroma agirebbe pure in qualche modo, mentre un recipiente senza scopo non può essere che un inutile ingombro nella vita.

All’anima, all’anima volgano le loro cure le donne! È questa l’ammalata, è questa la povera, è questa la pericolante. Ma l’anima non sta in un diploma conquistato, nè in un gruzzolo di denari contesi all’uomo. Poichè, da quando il mondo ebbe una storia, sempre vi furono donne meravigliose di saggezza, non è da ritrovare in escogitazioni nuove il segreto di ciò. Le donne hanno smarrito la loro via; tornino indietro e la cerchino.

Ciò che ora esse vogliono non vale la pena del cambio. Quand’anche riuscissero a fare quello che fa l’uomo, chi farebbe quello che non vogliono fare più? Esse credono di offrire buon giuoco al loro orgoglio e mai furono tanto umili confessando implicitamente di non aver fatto fin qui nulla che valga. Dicono che la casa, coi costumi moderni, non basta alla loro attività; ed ecco il punto debole, ecco il concepimento materialista: come se la casa nel suo profondo significato morale potesse avere la benchè menoma attinenza coi fornelli a gaz e colle macchine da cucire. So che i femministi dicono: “Ma stanno forse più in casa le donne? Non escono esse buona parte del giorno a far visite e chiacchiere inutili? Escano dunque l’altra parte per correre ai nostri Comitati, Associazioni e Leghe„. Singolar modo invero di ragionare; paragonabile a un tale che possedendo due soldi venisse a perderne uno e gittasse il secondo dalla finestra.