Le sembrava che la sua giovinezza fosse finita e sentendo parlare delle amarezze, dei disinganni dell'esistenza si riconosceva saggia, si infervorava sempre più nel concetto serio che la felicità è un'illusione.

Accudiva alle sue domestiche faccende, lavorava, era premurosa, gentile con Alberto. Seguiva le variazioni del tempo per far asciugare le frutta, per riporre le uova; andava spesso in cucina a trovare l'Appollonia, le faceva raccontare qualche episodio dimenticato della sua infanzia e l'ascoltava con interesse.

La casa non doveva essere il suo regno, il suo orizzonte, il suo tutto? Ella procurava di animare i mobili e le stoviglie, si metteva a cucinare qualche intingolo per vedere di soddisfarsi alla fine, di trovare un appoggio al suo continuo bisogno di un perchè. Era stata fantastica, ideale, ed aveva avuto torto; ora cercava la felicità terra terra, non doveva essere così? Non l'avevano tutti così?

Alberto raggiava. Le faceva dei complimenti sinceri, la chiamava il modello delle mogli, e il vedere lui contento non doveva essere la sua parte di felicità per lei stessa? Era dunque felice appieno.

Ma perchè non aveva mai voglia di ridere? Perchè non le veniva sulle labbra una nota di canto? e nessun impeto giulivo le faceva mai balzare il cuore? Tutto era scolorito e monotono in lei, principio di una anemia generale, del torpore che assale i viaggiatori smarriti nelle nevi, che non soffrono, che non si lagnano, che muoiono dolcemente nella tranquilla evanescenza di un sogno…

Il medico le dava la sicurezza che era incinta. Ella aveva avuto, qualche mese prima, dei leggeri disturbi di digestione, che erano scomparsi, e null'altra sensazione fisica abbastanza sensibile le rammentava questo fatto che la lasciava indifferente al pari di tutto il resto. Le grandi cose che aveva udite sulla maternità dovevano essere, come quelle udite sull'amore, esageratissime; oppure ella era una disgraziata priva di sensi e di viscere, sospetto che le veniva tratto tratto e che la rendeva orribilmente triste.

Perchè sarebbe madre? Se non aveva mai trasalito, mai, in ciò che il mondo chiama l'amore, se questo amore ella non lo capiva, se un estraneo si era avvicinato a lei senza infonderle il brivido della creazione, perchè ella avrebbe dato il proprio sangue e la propria carne, ed avrebbe rischiato di toccare le soglie dell'eternità senza conoscere quelle del piacere?

Se i figli sono frutti dell'amore, ogni frutto fa supporre la precedenza di un fiore; ma ella sentivasi arida; niente del suo io pensante rispondeva alle inconscie funzioni del suo io meccanico. Un profondo avvilimento la degradava a' suoi propri occhi; il germe caduto nel suo grembo poteva fecondare una Giuditta qualsiasi, e sarebbe stato egualmente il frutto dell'amore.

No, l'amore non esiste!

Ella era giunta a questo.