Marta conosceva appena la fattora; per solito incontrava Alberto sull'aia, gli prendeva il braccio e non guardava altro. Fu sorpresa della gaiezza di quel volto, della luce strana che le brillava negli occhi, dell'aria disinvolta, padrona di sè.
Entrò.
Il bambino piangeva. La fattora se lo prese tra le braccia, cullandolo, baciandolo lieve lieve sulla fronte, mormorando parole tronche, senza senso, dolcissime.
Ella dunque avrebbe fatto allo stesso modo? E quello era l'amor materno?
—Lo amate molto questo piccino?
—Se lo amo! Cara gioia… Proverà, proverà… non le dico altro…
Marta guardava il fantolino, rosso, rosso, con due occhietti tondi senza sguardo ed una bocca continuamente umida. Per fermo egli non doveva comprendere nulla.
—Dorme alla notte?
—Qualche volta sì, qualche volta no, secondo.
—E quando non dorme piange?