—Il mio uomo se la prende tutta!
Marta pensava come avrebbe fatto a tornare a casa.
—Per fortuna—sentenziò la fattora, dopo aver data una guardatina di traverso al cielo—non è un'acqua che durerà molto.
E girava dal caminetto alla culla, ed alla soglia dell'uscio, di dove sbirciava nella via con occhiate lunghe, impazienti.
Marta, rannicchiata dietro il canterano sulla prima seggiola che aveva trovata, seguiva tutti quei movimenti, guardando successivamente il caminetto, la culla, la soglia dell'uscio e la gaia sposa che trotterellava nel suo modesto regno con passo franco.
Rapidamente, un'ombra otturò il vano della porta; un uomo, gettando via il cappello intriso d'acqua, si precipitò nella stanza. In un balzo si ebbe sollevato tra le braccia la sua donna, tenendola alla vita con una mano, cercando con l'altra il di lei cuore, mosso da un impeto di sensualità appassionata, e con tale trasfusione di tutto il suo essere che si squarciava per essa il mistero delle parole bibliche: formerete una sola carne e un solo spirito. Per un istante si udì il fremito delle labbra congiunte, il rantolo della voluttà; poi la donna si sciolse, vergognosa, additando Marta.
Marta aveva soffocato un grido, come colpita al cuore; e nello stesso momento aveva sentito le sue viscere sollevarsi, muoversi nel suo grembo un essere, e per le sue vene, per la sua carne correre il palpito atteso, la rivelazione di un'altra vita, scoppiata colla rivelazione stessa dell'amore.
Ogni velo era tolto, sciolto ogni dubbio, la sua virginità cadeva in quel punto, ella era fatta donna. Comprendeva, sentiva, desiderava tutto. L'impressione era stata così rapida e violenta, che la presenza di quell'uomo, adesso, le faceva male.
Si rizzò, pallida, volgendo altrove gli occhi.
—Vuol partire con questo tempo?—balbettò la donna.