E siccome la mamma esitava, cogli occhi erranti sulle pianelle di Marta e con mille dubbi nel cuore, ella rincalzò con quel suo impeto appassionato:
—Dimmelo mammina, mammuccia, mammolina…
—Oh! Marta—fece la signora Oldofredi chinandosi a baciarla—sei ancora la stessa.
E si pose a ravviarle i capelli sulla fronte, le coltri intorno al collo, e il guanciale, e il piumino, proprio come ad una bimbetta in culla, bevendo il raggio di quei cari occhi mesti, dove ondeggiava un pensiero inafferrabile.
—Vi sono delle parole sulle quali io credo non si arriverà mai a metterci tutti d'accordo, bimba cara. Il sesso, l'età, il temperamento, la educazione, l'ambiente, le circostanze sono altretante cause che modificano il significato della parola amore. Noi generalmente ce lo figuriamo come la quintessenza delle gioie mortali; è naturale, lo vediamo così da lontano finchè siamo fanciulle! È la fiammolina che guizza sulle zolle umide, è la fosforescenza dorata della farfalla, è un gaz, è una polvere alla quale noi diamo i grandi nomi di passione, di delirio, di estasi…
La voce della signora Oldofredi tremava un poco; ella riprese tuttavia sforzandosi di parere calma e padrona di sè:
—E quando si scopre l'inganno, invece di accusare la falsità della nostra immaginazione, ce la prendiamo coll'amore che, poveretto, non può essere diversamente da quello che è sempre stato, un sogno, un miraggio…
—No, mamma, l'amore esiste.—Marta, che dapprima aveva ascoltato quietamente, si rizzò sui guanciali, febbrile, rosea, con quella bellezza improvvisa che le veniva a sbalzi, colla pupilla ardente e dilatata.—L'amore esiste!
Per un istante la madre scrutò fino in fondo il pensiero di sua figlia.
—Facciamo una supposizione—continuò Marta appoggiandosi col gomito sul guanciale—mettiamo una ragazza che abbia passato otto, dieci anni della sua vita, divisa fra questi due pensieri che sono il fondamento della nostra educazione: l'onestà e l'amore. Vuol amare, primo perchè è il suo istinto, poi perchè trova scritto e sente ripetere che l'amore è la massima delle felicità, che la donna è creata per l'amore, ecc. La religione stessa, più castamente, le parla però di amore e fa anzi dell'amore un sacramento. Vuol essere onesta, di quella onestà tutta femminile che è il pudore, la riserbatezza, la sottomissione; onestà che l'uomo non conosce, che è stata inventata unicamente per la donna e che la porta a fuggire con orrore tutto ciò che ha l'apparenza di una colpa. Che fa la ragazza? Ella riunisce le due aspirazioni, i due punti principali del suo catechismo, e dall'unione di due cose ben reali ne esce quel non so che di incorporeo, di vaporoso, di sublime e di ridicolo insieme che si chiama appunto l'ideale.