La signora Oldofredi rimase pensierosa su quell'inutilmente.
—Noi donne—disse poi—dobbiamo avere molta cura della persona, delle vesti, di tutto ciò che indica pulitezza e grazia; specie quando si ha per marito un giovinotto.
—Oh!—interruppe Marta—Alberto non bada a queste cose.
Tacquero, trascinate entrambe dai loro pensieri, divise per modo che dopo un po' di tempo si guardarono in faccia disorientate. Molto c'era da dire da una parte e dall'altra; immenso il desiderio di chiedere, di confidare, ma un pudore ed un orgoglio di donna le tratteneva. La madre si accontentava di guardar Marta intensamente, studiandone il volto affilato, e Marta si lasciava covare da quello sguardo, restando dolce, malinconica, sempre un po' distratta, coll'aria di una persona che assiste a delle visioni.
Per farla parlare, la signora Oldofredi si interessò alle nuove relazioni di sua figlia; ebbe così la descrizione dei coniugi Merelli, di Toniolo, del dottorone. A sua volta le narrò degli amici di città, dei matrimoni fatti o da farsi. Disse di una loro cugina che voleva sposare per forza un sottotenente, che i parenti non acconsentivano, che d'altra parte non vi era neppure la dote militare, che l'ufficialetto pazzo d'amore minacciava di togliersi la vita e che lei, la ragazza, sognava combinazioni incredibili per riunire la somma; l'ultima trovata era di farsi attrice, andare in America…
Marta ascoltava in silenzio.
—Teste esaltate—concluse la signora Oldofredi, accomodandosi il fiocco della sciarpa.—I buoni matrimoni sono quelli combinati dalla ragione. Io, vedi, avevo diciotto anni quando conobbi tuo padre. Non ne ero innamorata proprio niente. Veniva in casa nostra due volte alla settimana a giuocare al sette e mezzo; si usava molto allora. Mi par di vederlo: entrava duro duro, un po' angoloso, miope, salutava con quel cenno vago delle persone che non veggono un palmo più in là del naso: ed era molto meno bello di Alberto, senza confronto. Perdeva spesso al giuoco. Mio padre gli diceva: fortunato in amore! Io ricamavo, lo rammento come fosse adesso, due conigli sopra un fondo di lana rossa; questo ricamo penzolava un po' qui, un po' là, non ero allora quella terribile nemica del disordine che sono adesso… Ebbene, egli guardava il mio lavoro con un interesse, con una attenzione che non avrebbe potuto essere maggiore se la sua vita fosse dipesa da quello. Il fatto è che terminati i conigli, chiese la mia mano. Ed ecco tutto. Vedi che non è un romanzo.
—Mio padre però ti amava—disse Marta con una voce profonda che fece trasalire la signora Oldofredi.
—Sì—rispose questa semplicemente.—Io pure gli volevo bene; apprezzavo la sua onestà, le cure gentili di cui mi circondava, il suo affetto nobile, sicuro, e fu una grave disgrazia il perderlo così presto.
—Ti amava d'amore?—domandò Marta bruscamente.