«….Il romanzo italiano, per vivere, ha bisogno di giovani, che, come il Valcarenghi nutrano forti convinzioni e principii veramente positivi.»

Rivista di Filosofia Scientifica (Agosto 1888).

«Nelle Confessioni di Andrea, il Valcarenghi esce ardito, gagliardo… egli vuole smascherare gli ipocriti della società; vuole ribellarsi contro le convenzioni sociali.

«….L'Andrea, il suo protagonista, si confessa con sincerità brutale: non giustifica nemmeno sè stesso quando erra nei suoi pazzi amori, quando si mostra negli espedienti dell'egoismo; la sua anima non è corrotta sino all'eccesso, ma è spesso cinica, in qualche momento fa orrore, si svela tutta nelle sue convulsioni, e nello stesso tempo tende inesorabile a smascherare le altre, mostrandone le bassezze.

«….In ogni pagina stride e quasi sghignazza uno scrittore che ha stomaco di ferro e non ha peli sulla lingua; uno scrittore che ha molte idee, filosofeggia molto, troppo, e che farà strada!»

=C. R. Barbiera=, nell'Illustrazione Italiana (8 Gennaio 1888).

«Il libro del Valcarenghi sarà certamente molto discusso, perchè è un libro ardito e coraggioso: tanto coraggioso che, veramente, nelle 370 pagine di cui si compone, non corre che una tenuissima favola. Sarà molto probabilmente giudicato nei modi i più diversi: ma la discussione e la disparità dei giudizi saranno la miglior soddisfazione dell'autore; il quale, dopo tutto, ha dimostrato ed affermato bene un fatto, quello di volere e di saper fare un libro con intendimenti serii, con viste larghe, con profondità di pensiero.»

Gazzetta del Popolo della Domenica di Torino (8 Aprile 1888).

«Le Confessioni d'Andrea iniziano una serie, un ciclo di romanzi, che meglio e più propriamente potrebbero chiamarsi studi sociali. Il Valcarenghi mira con essi ad interessare i suoi lettori con lo studio assiduo e paziente dei vizii, dell'ambiente, delle consuetudini ed ipocrisie sociali che corrompono il carattere, la coscienza, quanto v'ha di più nobile nel sentimento umano. Egli cerca di fondere nell'artista il filosofo ed il sociologo, per dare dei mali della società una descrizione fotografica, esatta; per studiarne in seguito, con amore e verità, i rimedii.

«…. Questo volume nuovo del Valcarenghi, di gran lunga si lascia addietro i suoi precedenti: e per esso e con esso s'avanza in prima fila fra i migliori cultori del romanzo italiano.»