—Giulietta! Giulietta!—si pose a gridare, intanto che aiutava la serva a sgomberare il cammino, sorridendo in pari tempo ai visitatori.

Una faccina da monello, leggermente imbrattata d'inchiostro, uscì curiosa da un paravento.

—Va a chiamare tua madre—tornò a gridare Merelli—sporcaccione!

La servetta era riuscita, in questo frattempo, ad aprire prima l'uscio e poi le finestre del salotto, passando accortamente una mano sulle sedie più in vista, e con atto cerimonioso invitò Marta a prender posto sul divano.

—Ecco mia moglie—disse Merelli andando incontro a una donnina nè bella, nè brutta, col petto liscio, e il ventre sporgente, un profilo da madonna invecchiata troppo presto.

La signora Merelli salutò, un po' impacciata, inesperta, tenendosi per mano una marmocchietta che rosicchiava una crosta di pane.

—La famiglia è tutta qui?—chiese Alberto girando gli occhi.

—Questa e l'Adelina: smetti di mangiare, via! Battistino era là quando sei entrato, dietro il paravento, a farne delle sue; il piccino lo hai visto, nevvero? e tre. La Pina è a letto, un po' indisposta, il quinto è in viaggio…

Dopo questa enumerazione il silenzio gravò, penoso, per cinque minuti.

—Si annoierà in campagna—disse la signora Merelli, con una voce stanca—se è abituata alla città…