—Nessuno. Ero io sola con la mamma; ora sono sola con Alberto.
—Ma non starà a lungo sola!—soggiunse con una grossa risata il signor Merelli.
Marta tornò ad arrossire.
—Vorrei andare un momento a vedere la Pina—mormorò la signora
Merelli, che aveva esauriti tutti i suoi argomenti di conversazione.
—Va e conduci la signora.
—Oh!… non è un divertimento…
Marta protestò che le avrebbe fatto piacere conoscere anche l'altra bambina.
S'avviarono su per una scala modesta, cogli scalini di mattonelle, ed entrarono in uno stanzone che serviva di guardaroba, di dormitorio e di ripostiglio per gli stivali del capo di casa: stivali rossi di cuoio, stivaloni lunghi a gambiera, uose, tiranti, il tutto allineato lungo una parete, colla canna di un fucile che luccicava in un angolo e la casacca di fustagno dai bottoni di rame, gettata sullo schienale di una sedia, tesa ancora e quasi calda della plasticità vigorosa di chi la aveva rivestita. Davanti al letto della piccina, intanto che Marta ne lodava il volto intelligente, la madre sospirò:
—Lei è adesso nella sua luna di miele… le auguro che duri a lungo.
—Oh! sempre—esclamò Marta con vivacità.