Quante domande sulle labbra di Marta! Quella donna maritata da dieci anni avrebbe potuto scioglierle una quantità di problemi, ma non osò. Diede timidamente un'occhiata all'esercito degli stivali e a quella casacca baldanzosa, meditando le parole: hanno tutto di buono essi! E le parve di sentire l'eco di risate rumorose, di passi pesanti, di parole alte e brutali, tutto un egoismo scettico di padroni e di conquistatori.

Di ritorno nel salotto provò un'impressione di sollievo vedendo
Alberto.

—Partiamo?—gli disse.

Egli rispose gentilmente:—Come vuoi.

Nell'andito sbucò fuori la Ninetta, complimentosa, aggiungendo i
propri saluti a quelli che i suoi padroni andavano facendo agli sposi.
Le due signore si abbracciarono, promettendo di vedersi spesso.
Ninetta soggiunse:

—Ma sì, venga!

Quando la porta della casa gialla fu chiusa, Marta si strinse al braccio di suo marito.

—Ti sei annoiata un pochino?—chiese egli ridendo.

—No, ma desideravo trovarmi sola con te. Mi pare che tutti gli altri abbiano a portarmi via qualcosa del mio Alberto, perchè tu sei mio, non è vero?

—Oramai, se anche non volessi, è cosa fatta.