—Sì, il suo primo parto…

—Ah! solamente ciò?

—Sicuro—fece Marta, dandosi l'importanza di una matrona iniziata a segreti misteri.

Tacquero fino a casa. Sulla soglia trovarono il dottorone, impettito. Egli, che era già stato presentato a Marta, la salutò chiedendole che cosa l'era parso dei coniugi Merelli.

—Ma… gentili.

—E la servetta?

Il dottorone lanciò questa domanda con tale malizia negli occhi, che
Marta stupì.

—Andiamo—fece Alberto prendendo il dottore sotto braccio—vieni a desinare con noi.

—Non posso. Ho a casa una galantina di lepre con certi tartufi che sono una meraviglia. La mia serva non ha l'abilità della Ninetta… ma per la galantina!

Si baciò la punta delle dita, sempre con gli occhi birichini, e fatta una scappellata alla signora, e detto che s'era fermato apposta per augurarle il buon pranzo, se ne andò, lento lento, col corpaccione male assettato nell'abito nero, coi calzoni color lumaca troppo corti, il cappello a tuba posto in bilico sopra l'orecchio.