—E che dirà Giuditta?—esclamò Alberto, battendo sulla spalla dell'amico.

—Oh quella si consolerà di me, come si è consolata di te…

Marta fremette, intanto che i due uomini scambiavano un'occhiata di intelligenza. Toniolo soggiunse:

—Il successore c'è già; fa il suo tirocinio in questi ultimi mesi, sai, io non sono geloso, e Giuditta trova che due valgon meglio che uno, ma io l'ho già avvertita che il mio abbonamento scade alla fine d'autunno e che non lo rinnoverò più. Non voglio impicci.

—Fai bene—disse Alberto con convinzione.

Entrarono nella camera dov'era già il letto di noce, i comodini e i cassettoni.

—Sono quelli che avevo, li ho fatti rilustrare e mettere a nuovo; ma le sedie e le tappezzerie le voglio rifare di pianta. Che ne direbbe di un bel giallo?

La domanda era rivolta a Marta.

—È forse un po' fuori di moda e facile a macchiarsi…

—Avevo pensato all'azzurro, ma scolorisce col sole, coll'aria, con la polvere, scolorisce anche al buio.