—Se prendesse una stoffa mista, a righe od a fiori?
Toniolo rifletteva, coi begli occhi abbassati, fissi sulla commessura di due mattoni.
Marta intanto guardava il letto, dove aveva dormito la prima moglie, dove la seconda avrebbe raccolto i baci ancora tiepidi avanzati a Giuditta, e le danzavano davanti le parole «come si è consolata di te.» Anche Alberto dunque? Anche lui?
I due amici si erano affacciati alla finestra; le loro teste, nella luce crepuscolare, apparivano giovani, quasi somiglianti. Alberto più colorito, più florido, ma egualmente dolce e simpatico all'aspetto. Ridevano. Su quelle bocche i baci di Giuditta erano volati, senza rivalità, stringendo anzi i loro vincoli, mettendo fra loro una cosa comune, imparentandoli. Potevano pensare entrambi, nello stesso tempo, allo stesso oggetto: le spalle o le braccia di Giuditta; intendersi senza parlare, a gesti.
Il suo Alberto! Perchè suo? suo e di tutti. Quelle mani lì non avevano abbracciata, stretta, accarezzata Giuditta? e quante altre! Ora lo sapeva; e questa Giuditta era in paese. Quando lei passava al braccio di suo marito, Giuditta poteva vederla, scrutarne il volto e sorprendere i segreti della loro intimità. Avrebbe detto fra se stessa: Ecco Alberto, ha la faccia de' suoi giorni buoni: oppure: non ha la faccia de' suoi giorni buoni.
—Me le danno, sai, le trentamila lire?—diceva Toniolo affacciato alla finestra.—Se non me le davano, lasciavo a loro anche la ragazza; non ch'io sia interessato, ma quello che ci vuole ci vuole, e poichè faccio questo sacrificio di mettermi la catena al collo per la seconda volta, qualche compenso è giusto.
Si voltò, dando le spalle alla luce, così interessante nel suo pallore di giovanotto linfatico, che Marta non riuscì a mettere insieme quelle parole con quel volto, e stavolta la domanda, repressa prima, le sfuggì:
—È molto innamorato della sua sposa?
—Oh! innamorato…—fece Toniolo, sul cui volto passarono repentinamente la stanchezza e la vanità delle numerose conquiste—non è poi necessario.
—Per lei, forse—interruppe Marta, meravigliandosi ella stessa del suo ardire.