—La ragione è speciosa.
—Dica vera. Come faccio ad essere sicuro che la donna che scelgo sarà felice con me?
—Ma se è buona, se è virtuosa, se ha dei principii…
—Ecco tante belle cose che non hanno nulla a vedere con la felicità.
—Se si amano…
—Altra incognita. Le ho già detto, mi pare, che per le donne oneste l'amore non può essere che un dovere o una colpa. Allevate nell'idea fissa del matrimonio, il quale, con la morale odierna è la sola porta d'uscita che esse hanno, non conoscendo l'amore nè l'uomo, ognuna accetta quel marito che il caso, gl'interessi, la mamma o gli amici le pongono davanti; è un lotto, una roulette, bazza a chi tocca, e chi le piglia se le tiene.
—Oh!—fece Marta.
—La donna non è sempre vittima,—continuò il dottorone animandosi—ella si vendica, come può, quando può. Ella risponde alla mostruosa ingiustizia dell'amore civile coi suoi milioni di isteriche, coi suoi miliardi di adultere. Colpita, colpisce; ingannata, inganna; niente di più logico, Lei vede, cara signora, che rendo piena giustizia al suo sesso, ma siccome non mi riconosco la forza di legislatore, nè di apostolo…
Alberto, dall'altro lato del tavolino, gridò a sua moglie:
—Se dai ascolto a quel chiacchierone, ne esci intontita.