—Che sigari cattivi!—disse Alberto tentando di accendere un
Sella—non si può più fumare.
Toniolo si alzò, andò a prendere una cassettina, e, dopo averne chiesto il permesso alla signora, offerse dei virginia.
—Non ti annoi troppo, nevvero?
Così chiese sotto voce Alberto a sua moglie; ella che sapeva con quanto piacere Alberto stesse con gli amici, rispose:
—Niente affatto.
Ma fra sè pensava: Casa nostra è molto più comoda, più elegante, non ci manca nulla; io lo adorerei, vorrei spiegare per lui solo la mia bellezza, il mio ingegno; so parlare anch'io, non sono una sciocca, ma, a quanto pare, Toniolo, Merelli e gli altri valgono più di me. Io però ho lasciato per lui mia madre, le mie amiche, tutto; e mi basterebbe lui!…
—La signora è pensierosa?—chiese il dottorone chinandosi sulla sedia di Marta, presentandole la sua faccia larga e sensuale, dove la parte psichica si era tutta rifugiata nelle pupille.
Marta scosse il capo, e dopo una pausa chiese a sua volta:
—Perchè non ha preso moglie lei?
—Per umiltà, non credendomi degno.