—Oh! per anima sensibile—rincrudì Merelli—non ho niente in contrario. Quando ero all'università conobbi la moglie di un professore, una deliziosa donnina, una sfumatura, un ideale, proprio di quelle che hanno le ali e le rose. Un mio amico le faceva la corte… infine la dolce creatura lo pregò di regalarle un divano, perchè sullo stesso divano dove essi filavano il perfetto amore, il marito fumava tutti i giorni la sua pipa, e ciò non le pareva delicato…
Tumultuarono tutti. Il dottorone rinunciò all'elogio della donna, sopraffatto dalla voce taurina del suo competitore; ma Alberto, approfittando della prima pausa, domandò:
—Puoi essere così pessimista? Non esistono forse donne che non si dipingono e che si accontentano di un solo divano come di un solo marito?
—Caro Oriani, una volta, in un Museo di Storia Naturale, ho visto un passero con quattro gambe. L'ho visto, ti dico! Ciò è la pura verità. Io persisto tuttavia a credere che i passeri sono bipedi.
A momenti gli facevano un'ovazione. Merelli trionfava, come sempre, rizzandosi sull'alta persona, dominando il crocchio degli amici, rosso e lucente in viso, sentendosi ammirato.
Alberto ebbe il delicato pensiero di avvicinarsi un momento a sua moglie per chiederle sottovoce:
—Stai bene?
—Sì, grazie.
Era però buono Alberto! Ella lo segui con gli occhi mentre tornava al suo posto, attratta da quel viso simpatico, intenerita per il suo atto gentile, e intanto che il discorso si metteva alla politica ella restò muta, alquanto illanguidita sulla sedia di cuoio della farmacia, col desiderio della sua poltroncina e dell'uncinetto che almeno le avrebbe fatto passare il tempo.
Nella politica si riscaldarono, qual più qual meno, secondo i temperamenti. Il pletorico Merelli gridava come un ossesso; gli veniva dietro il dottorone nervoso ed entusiasta; più calmo Alberto, quantunque allegrissimo, e Toniolo quasi indifferente, approvando col capo ciò che dicevano gli altri, i pollici nei taschini, l'occhio vagante. Ma tutti insieme riempivano la stanza, con le loro persone massicce, la voce alta, gli scarponi che si agitavano sotto il tavolino, il fumo dei sigari che s'innalzava, addensandosi sempre più.