A tavola, Marta narrava tutto quello che aveva fatto nella giornata, con vivacità, con una mobilità nervosa, domandando l'approvazione di suo marito, che le veniva sempre concessa per intero.

Dopo, Alberto, che era ottimo mangiatore, faceva il chilo, discorrendo dei suoi interessi, fumando in una lunga pipa che aveva appartenuto a suo padre. Erano i momenti belli di Marta, la quale stava ascoltandolo e guardandolo, tutto per sè, con una adorazione muta, sentendo il principio di quella calda intimità che aveva sempre vagheggiata, sentendo che qualche cosa di insolito si svegliava in lei, un ardore nuovo desideroso di espandersi, una attrazione che partendo da tutta la persona di Alberto la avvolgeva in un'onda dolcemente sensuale.

Ma Alberto si alzava reprimendo, per convenienza, un lieve stiramento delle braccia.

—Ho bisogno di muovermi—diceva.

Prendeva il cappello, la canna, la baciava e andava in farmacia a raggiungere gli amici.

Con le braccia inerti, svogliata, Marta passava la sera sulla stessa sedia dove aveva pranzato, prendendo spesso una tazza di camomilla che Appollonia le portava a forza, vedendola pallida, assicurandola che le avrebbe fatto bene.

Dava qualche punto, leggicchiava il giornale, sbadigliava. Le ore erano lunghe, eterne. Finalmente Appollonia, dopo d'averle chiesto se le occorreva nulla, veniva a darle la buona notte. Ella udiva il rumore che facevano sul mattonato gli zoccoli della brava donna che si allontanava, ultimo frastuono della giornata; e la casa ripiombava nel silenzio.

Marta aveva sonno, ma aspettava Alberto. Quando credeva prossima l'ora del ritorno, si affacciava alla finestra, tendendo l'orecchio. La luna d'agosto, rossa, brillava, sul cielo senza nubi, in un aere molle, grasso di vapori, e l'afa, che mitigata dalla frescura notturna, prendeva un sembiante di carezza, le passava sul volto con l'effluvio dei prati, delle vicine campagne dormenti.

Che cosa faceva Alberto laggiù? Perchè tardava tanto?

L'attesa, dapprima calma e rassegnata, volgeva, col volgere delle ore, ad una inquietudine generale. Non poteva più star ferma; la finestra, la sedia, il divano, l'uscio e poi da capo la finestra, e poi più nulla. Ritta nel mezzo della stanza pareva una statua; le sue sensazioni si concentravano in un immenso, in uno sfrenato desiderio di vedere Alberto.