—Era contadino.

—Anche tu hai lavorato la campagna?

—E come! Quando ero proprio piccina andavo a scuola, ma ci andai solamente due inverni perchè una vicina mi mandava insieme alle sue figlie, e quando venivo a casa mi dava un po' della sua minestra ed io rifacevo il letto alla meglio.

—Dov'era tuo padre?

—Faceva il giornaliero, un po' qui, un po' là. Alle volte veniva a dormire a casa, ma non sempre; d'estate stava fuori le intere settimane, non lo vedevo che al sabato.

—E alla domenica.

—Alla domenica poco; si sa, egli preferiva andare all'osteria.

—Tu dunque rimanevi sola? Non ti annoiavi?

—Non ne avevo il tempo. L'anno che la mia vicina cambiò casa e che io dovetti rinunciare alla scuola, mi rimasero le faccende da disbrigare, il letto, la minestra; poi, tanto per guadagnare qualche cosa, andavo anch'io a giornata per servizi leggeri. Alla sera cucivo quel po' di roba nostra, rattoppavo i calzoni di mio padre; nei giorni festivi leggevo.

—In complesso facevi una vita tranquilla.