E se l'amore delirante di Elvira non lo aveva infiammato, bisognava proprio credere che egli fosse, al pari della salamandra, insensibile a qualunque fiamma. Non era dunque per esaurimento di passione che mostravasi nemico dei trasporti amorosi; non si trattava di guarire una malattia, nè di ravvivare un sentimento; ella si trovava davanti ad un nulla assoluto.

Ma questo nulla, percettibile alla sua analisi sottile, sfuggiva nella sintesi che ogni onesta persona avrebbe potuto fare di Alberto. Egli aveva tutto ciò che gli uomini credono sufficiente per una donna, e che molte donne credono del pari; aveva di più la franchezza del suo carattere e l'onestà de' suoi principii. Egli amava Marta nel solo modo che gli era possibile di amare.

Poteva ella lagnarsene?

No, no, sarebbe stata una vile ed ingrata creatura. Piangeva, tenendo ancora fra le mani le lettere di Elvira, dilaniata dalla tristezza, sentendo il freddo di quelle ceneri morte, sentendo, insieme alla sua, l'angoscia che saliva da tutte quelle illusioni distrutte, da quell'irrimediabile passato.

Una cappa di piombo le sembrava caduta sulle spalle, fugando i sogni, le mobili fantasie della giovinezza. Si sentiva vecchia di tutti gli anni di Alberto, di tutto ciò che egli aveva visto, provato, di quegli amori che egli aveva attraversato sfiorandoli, di quelle lagrime inconsapevoli che aveva fatto spargere; e non provava ira nè invidia; solo una grande, infinita stanchezza, come di ali spezzate.

* * *

Alberto era uscito per la solita visita ai poderi e non sarebbe rientrato che all'ora del desinare, verso le cinque. Come avrebbe fatto Marta a deludere la smania che la divorava?

Decisa prima a tacere, dovette poi venire ad una transazione col proprio orgoglio; parlerebbe, ma parlerebbe per sorpresa, volendo impadronirsi degli intimi pensieri di suo marito, giocando con abilità la carta che il destino le aveva posta tra le mani.

Intanto si era ricordata di un certo panierino dove stavano ammucchiate fotografie d'ogni specie; andò a prenderlo e vuotate le fotografie sul tavolino, incominciò ad esaminarle minutamente, procedendo nella eliminazione di tutti gli uomini e di un can barbone riprodotto con solennità nel bel mezzo di una poltrona.

Scartò poi frettolosa una caterva di vecchie zie, di avole, di bisavole, di bambini ritratti nelle braccia della nutrice, di bambinette raggruppate, finchè ridusse le fotografie ad una dozzina o poco più di donne passabili.