Un momento dopo mettendosele vicino, ancora col tovagliolo al mento ma con un raggio diverso nelle pupille, quasi il suo cervello staccandosi improvvisamente dal corpo volasse in regioni eteree, le disse:
—Che follia festeggiare le nozze con inviti e brindisi! È la stessa follia che fa dipingere l'amore rubicondo, paffuto, intento a ridere e a trastullarsi, mentre si dovrebbe cercare l'amore nello scheletro più distrutto della danza macabra; uno che non abbia più nemmeno le occhiaie per tenervi le lagrime, e il petto squarciato da cima a fondo. Così vorrei dipingere l'amore!
—Sì, sì—fece Marta senza comprendere, solo perchè quelle parole tristi rispondevano alla sua tristezza.
Al caffè si ruppero le file. Alberto, sempre gentile, venne a chiedere a sua moglie se avesse pranzato bene.
—È fortunata—disse la signora Merelli mettendosi al fianco di Marta.—Io, nel suo stato, mi sentirei orribilmente; tolta quest'ultima gravidanza, che è andata un po' meglio, tutte male, tutte male!
—Mia moglie non vuol sentir parlare del suo stato,—soggiunse Alberto sorridendo—non ci è ancora avvezza. Lei porrebbe darle qualche lezione, signora Merelli!
—Buon Dio!—esclamò la prolifica signora giungendo le mani.—Sono uscita ieri di puerperio. Ma lei sta proprio bene, carina, nevvero che sta bene? Nausee, al mattino, non ne ha?
—Un poco, quasi nulla,—rispose Marta, seguendo collo sguardo suo marito che si allontanava.
—Sarà un maschio allora. E bruciori di stomaco?
—No.