—Quante calunnie!
La signora Merelli, indignata, tese la mano quasi per attestare l'innocenza dell'assente, Marta afferrò quella mano, e alzandosi, e trascinando con sè l'ottima creatura, uscì dalla stanza, soffocata dai singhiozzi.
Alberto che l'aveva vista uscire, le tenne dietro subito.
—Non si spaventi—disse la signora Merelli—fa un po' caldo in sala, e poi tutti quegli sigari! Per quanto si stia bene, lo creda a me, qualche cosa si soffre sempre…
—Ti senti male?—chiese Alberto con premura.
Marta gli si appese al braccio, negando col capo; e quando la signora Merelli, vedendola al sicuro ritornò nella sala da pranzo, ella mosse verso il cortile, proprio come se provasse un senso di soffocazione.
Il cortile della farmacia era messo a giardino, con delle scalinate di fiori e degli arrampicanti piantati dentro a botti vuote. La luna lo batteva in pieno, rischiarando ogni angolo colla sua luce fredda ed eguale di doccia.
Marta si gettò nelle braccia di suo marito scoppiando in lagrime.
—Ma Dio, Marta, che hai?
—Dimmi che mi ami, dimmi che mi ami…