Alberto pensava che se lo avessero sorpreso nel cortile, abbracciato con sua moglie, sarebbe diventato lo zimbello degli amici.

—Via—disse con un leggero accento di rimprovero—-sono scene da bambina, torna in te, sii ragionevole. Siamo qui per divertirci e non per piangere.

Ella raddoppiava le lagrime, avviticchiata al suo collo, tremando, spasimando.

—Marta… insomma!

Pensò poi che fossero fenomeni nervosi inerenti alla prima fase della gestazione, e per il rispetto che professano gli uomini a questo misterioso travaglio femminile, replicò con dolcezza annoiata:

—Lo sai bene che ti amo.

—Dimmelo ancora!

—Ti amo.

Ma ella non si staccava, sospirando sempre, aspettando che un guizzo, un fremito passasse dal corpo di lui al suo, dandole la sensazione di un'anima sola, rispondendo a ciò che ella stessa provava, la vita, la rivelazione attesa… ed egli se ne stava ritto, rassegnato, e la luna li illuminava entrambi freddamente serena.

—Camminiamo, ti passerà.