Maria tacque. Cheta cheta sedette ai ginocchi della sorella, e coi fili d'erba che trovava a portata della mano si pose a intrecciare piccoli panieri, sbagliando spesso e ricominciando con una grande pazienza, senza levare gli occhi. I suoi piedi nudi posavano in un raggio di sole, ed ella si guardava bene dal moverli, per non disturbare il viaggio di un piccolo coleottero che andava e veniva portando bottino al nido.
Calma nell'aspetto, era intimamente lieta pensando che quei panierini avrebbero servito a tante altre bestiuole, e già colla immaginazione li vedeva biancheggiare di ovicini, animarsi nel tripudio di aluccie svolazzanti, di minuscoli corpi iridati di ogni più bel colore.
—Aspettate, aspettate—mormorava piano colla tenerezza di una giovane madre—la farò io la burla, vi preparerò io una bella casetta. Aspettate, bellini, carini…—Cercò altre parole, ma ella non ne sapeva poi molte delle parole, e, tutta intesa alla gioia del suo lavoro continuava a ripetere: carini, carini.
Sembrava che essi ascoltassero. Su, su per i piedi, sul lembo del povero gonnellino si trascinavano gli insettucci; e i moscerini le volavano in giro, e una lunga libellula tutta azzurra colle ali d'argento le riposò in grembo per qualche minuto.
—Oh! oh!—esclamò Maria sorridendo, rossa in viso per il piacere—sono io forse la Madonna?
Un pudore religioso la prese, quasi un dubbio s'ella fosse veramente degna che gli insetti di Dio le mostrassero tanta deferenza. Ella sapeva che parecchi santi erano stati amati così dalle piccole creature che gli uomini disprezzano. E guardava nel suo grembo la libellula; trattenendo il fiato, colle braccia aperte e gettate indietro per non spaventarla, tutta invasa, tutta tremante di una dolcissima confusione, immota, ma con un battito interno che le gonfiava il seno.
Allora una parola ch'ella non aveva mai pronunciata da sola, una parola dei libri santi, una parola del Vangelo le salì improvvisamente alle labbra. Non la disse, non la mormorò, la sospirò appena: Amore!
* * *
Continuavano i colpi a scuotere le vette ed a far rimbombare le valli, sempre, tutti i giorni.
—Sono le mine—aveva detto il prete; ma ancora le fanciulle non capivano.