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Maria non parlava quasi più, non piangeva. Dalla soglia della sua cameretta appariva tutte le mattine soave come un'ombra, avendo di una bianca ombra tutte le sfumature e la calma misteriosa.

Accudiva alle leggiere faccende domestiche e sedeva poi accanto al buon padre, sì che apparentemente sembrava che nulla fosse mutato in lei; ma l'angelico e quasi costante sorriso era scomparso dalle sue labbra.

A fuggitivi rossori succedeva sulle sue guancie una pallidezza dolorosa; l'occhio si spegneva a poco a poco languidamente, a guisa di una stella quando sorge il chiarore del giorno.

Trasaliva ad ogni rumore e si guardava attorno spaurita, quasi temesse delle nuove rivelazioni; e nello stesso tempo niente la interessava più.

La neve si addensava davanti alla piccola finestra; righe di corvi la attraversavano, e qualche uccellino smarrito veniva ancora a picchiare contro i vetri, ed ella non vi poneva mente. Tutte le scene della natura, che la penetravano un tempo di sì dolce entusiasmo, le sfilavano davanti lasciandola indifferente.

Il buon padre le disse:

—Tornerà la primavera, e con essa i fiori, le farfalle e la gioia della mia diletta.

Ella scosse la testa melanconicamente. Non era tutto un inganno? I fiori appassivano, morivano le farfalle, la gioia si cambiava in cordoglio. C'era un veleno nei raggi del sole, l'erba imputridiva, e le acque le più cristalline, scorrendo sulla terra, si facevano torbide e dense. Niente era puro al mondo.

Quest'intimo pensiero, fisso come un chiodo, tagliente come una lama, fondo, solitario, la attaccava nelle sorgenti stesse della vita. Ammalata di offesa al pudore, un pudico silenzio era il velo nel quale si ravvolgeva tutta; ma alla notte il lettuccio era inondato di lagrime, e, quando fuori da ogni oggetto che le rammentasse la vita materiale, ella si abbandonava, puro spirito, al dolore, Dio solo conosceva il suo segreto.