Era il tramonto, le ombre invadevano la cameretta, ed ella non aveva voluto che si accendesse il lume. Davanti alla piccola finestra la neve scendeva lenta.

—Padre, recitami le litania della Vergine.

Egli incominciò.

Nella luce crespulare, con quell'uomo inginocchiato per terra, con quella fanciulla che moriva, la bellissima fra le preghiere acquistava un fascino soprannaturale.

Ad ogni versetto Maria rispondeva col semplice movimento delle labbra, calma ed assorta in una visione interna. Come al prete mancava la voce per lo strazio, ella gli pose la mano sulla spalla, quasi a confortarlo, ed egli continuò. Giunto alle parole Virgo fidelis, un singhiozzo gli spezzò la voce…

Oh! era ben lei la vergine fedele, la vergine martire del proprio ideale, l'ermellino che non sopravvive alla macchia! Virgo fidelis ripetè due o tre volte nell'esaltamento del proprio dolore; nè altro aggiunse, ed ella non lo richiese.

L'ombra diventava sempre più nera. Egli fece un movimento per accendere il lume, ma la mano posata sulla sua spalla lo trattenne, e, mentre cercava di distinguere al buio il dolce viso, Maria disse:

—Quanta luce! ……………………………..

Egli comprese. Nessuna preghiera usciva più dalle sue labbra, ma il suo cuore medesimo si scioglieva, si innalzava come un vapore di lagrime, come un incenso di dolore, accompagnando l'agonia luminosa.

E successe allora il più grandioso miracolo dell'armonia delle anime. Egli penetrò nel pensiero della sua diletta così intimamente da sentirsi uno spirito solo, da partecipare alla stessa visione ultrasensibile. Scese su di lui la stessa calma, lo stesso distacco assoluto dalle cose, lo stesso assorbimento nell'al di là.