Lungo il sentiero dei noccioli che la brina aveva cristallizzato, qualche contadino lo vide camminare col suo passo svelto, col volto sereno, l'occhio rivolto al Cielo; ed una donna, che gli si era accostata per baciargli la tonaca, lo udì mormorare in tuono sommesso fra la preghiera e il canto: "Siate lodato e benedetto o Signore, in tutte le azioni vostre. Voi sapete perchè la rondinella emigra, perchè la foglia appassisce e cade, perchè il chicco della grandine percuote l'uva matura, perché il bruco immondo sale sopra lo stelo della rosa e lo succhia. Tutto ciò che Voi permettete, o mio Dio, ha la sua ragione nella essenza stessa del vostro potere. Io vi saluto e vi ringrazio. Eccomi nelle vostre mani."

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Da quel giorno aveva abbandonato per sempre il consorzio degli uomini.

Lassù, sulla montagna, in una piccola baita, vicino alla natura, che era stata la sua amica in ogni tempo e quasi la madre sua, si ritrasse solo; e la sua vita, che semplice era stata sempre, si raffinò ancor più in un crescendo immateriale, in una contemplazione indefinita di tutto ciò che era l'opera di Dio. Gli accadeva talvolta di non guardare nulla, nè il cielo, nè i monti, nè i boschi, di non respirare nemmeno; ma, assorto in un rapimento interno, ripetere tra sé: "Esisto!" con una tale estasi del proprio mistero che mille mondi aperti al suo sguardo non gli avrebbero potuto dare più intensa gioia.

E allora, sì, visse come egli aveva sognato, dividendo la vita degli astri, del fiore, dell'ape, del vento, della fonte, del sasso; bevendo la rugiada nel concavo delle foglie, coricandosi sotto le stelle, così riamato nel suo amore per la natura che il freddo non lo toccava, nè lo molestava il sole, e gli umidi prati non serbavano per lui nessun veleno.

Tutto ciò che era animale sembrava fondersi in quel contatto ininterrotto di forze vegetali. La completa assenza dei suoi simili, l'astensione dai cibi di carne e dalle bevande alcooliche, avevano purificato in tal modo tutte le cellule del suo io che perfino il volto, l'espressione, i movimenti erano quelli di un essere a parte, quasi un anello gettato al di là dell'uomo, un tentativo sublime e pazzo di congiungersi alla divinità incorporea.

Toccava allora la fine della gioventù, il momento disperato dei grandi ardori e delle supreme battaglie, quando, nella pienezza delle sue forze, la volontà dell'uomo domina sensi e pensiero.

Serrate le braccia sul petto a guisa di corazza, egli amava guardare dalle più alte rupi il fondo della valle, dove una via biancheggiante fra i castagni conduceva alla città. Il suo occhio acuto di montanaro gli faceva scorgere tutti i particolari della discesa lungo la linea serpeggiante del sentiero, e la sua fervida immaginazione, eccitata dalla solitudine, lo riconduceva sulla scena del mondo, ricordandogli parole e cose, fatti e persone, con una evidenza tale che egli aveva bisogno di gettarsi indietro, di alzare la testa al suo cielo ed alle sue vette per persuadersi che il passato era morto per sempre. Come si sentiva felice allora!

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Tutte le idealità si erano congiunte allo scopo unico della sua esistenza: vivere in Dio. Non nato per il consorzio umano, aveva pure sostenuta la sua parte d'uomo, aveva tese le braccia e l'anima verso i suoi simili; li aveva amati, sorretti, confortati: aveva vissuto con loro accanto alle loro miserie ed ai loro vizi; aveva pure frantumato il cuore per darne un pezzetto a ciascuno; era stato volte a volte padre, fratello, maestro, servo. Aveva il diritto di appartenersi tutto intero, di offrirsi anima e corpo, sentimento ed azione, al suo eterno amore.