Intanto gli anni passavano. Eggis uscito dall’adolescenza si era fatto alto alto, con lunghi e folti capelli neri, una carnagione delicata e bellissimi occhi. Mentre suo padre pensava ancora con inquietudine che cosa ne avrebbe fatto, gli venne offerto un posto di precettore in una casa principesca, a Monaco di Baviera, e il giovinetto partì. È in questo modo che molti scrittori avevano già esordito: Grimm, Rousseau.... Parini forse egli non lo conosceva.
Ma il padre e i parenti di Francia (la madre era morta consunta quando Étienne Eggis aveva appena sei anni) si rallegrarono per poco della fortuna avuta. Eggis si stancò della vita regolare e subordinata, della disciplina che al suo orgoglio sembrava umiliante, sentendosi a disagio fra i principi padroni, troppo lontani da lui, e la turba dei domestici che lo premeva da vicino. Lasciò la casa e si inscrisse alla Facoltà di legge. Il padre allora si mette in moto per procacciargli una borsa che gli permetta di vivere a Monaco fino a studi completi e questa decisione, appunto per la sua praticità, irrita il futuro bohèmien che volge subito le spalle al diritto e si dà a stampare versi per i giornali di Monaco. Da quel punto la sua vocazione è decisa. Egli scrive a un amico: «Una voce in fondo al cuore mi dice che il mio nome sarà conosciuto dai posteri, che berrò alla coppa della gloria; e la gloria che voglio non è di quelle che vanno a morire fra i muri di una piccola città. Se non potrò conquistarla, allora morirò giovane.» È la seconda profezia che doveva avverarsi.
La fantasia sbrigliata di Eggis, una volta rotto il freno, non si arresta più. Ripugnante ad ogni regola e ad ogni vincolo, eccolo, vagabondo, ebbro di giovinezza e di illusioni, a percorrere le città e le campagne tedesche, riposando sotto gli alberi, dissetandosi alle fontane, vivendo di musica e di canzoni, cogliendo sul ciglio delle strade nella aureola del sole o nella furia del vento le impressioni fuggevoli del viatore. Nessuno potrebbe dire meglio di quanto narrò egli stesso l’ebbrezza di quei primi anni di libertà:
En cousant une rime aux deux coins d’une idée
Je m’en allais, rêveur, le bâton à la main,
La tête de soleil ou de vent inondée,
En laissant au hasard le soin du lendemain.
Je dérobais mon lit aux mousses des clairières,
Ma harpe me donnait la bière et le pain noir
Et je dormais paisible aux marges des carrieres