Assombrissait mon coeur et voilait ma gaité

Une sécréte voix m’appelait vers la France

Et me parlait de gloire et de célébrité.

La sua seconda patria, la Francia, lo attirava irresistibilmente. Egli aveva scritto dei versi mirifici per Vittor Hugo; il grande poeta aveva risposto, e questa risposta non lasciò più tregua al giovane entusiasta:

Grisant mon jeune coeur d’illusions candides

Seul, et toujours à pied, je m’en vins vers Paris.

Come un colpo di fulmine la notizia che Étienne era partito per Parigi piombò a Friburgo nella modesta casa del maestro di cappella che non sapeva più su quale orientazione dirigere oramai l’avvenire di suo figlio. Étienne intanto scriveva a un parente: «Perdonatemi di essere partito senza salutarvi; non ho salutato nemmeno mio padre. La vita della nostra piccola città mi è diventata insopportabile. Ho nel cuore una attività orribile che mi divora e che mancando di sfogo rende i miei giorni tristi e le mie notti senza riposo.»

Che cosa intendeva Étienne Eggis per attività? È lecito domandarlo. La sua attività, non v’ha dubbio, era tutta nella fantasia. Dichiarandosi incapace di attendere alle umili cose della vita, sciupava l’ingegno a correr dietro alle chimere. Madamigella di Sénancour, una buona cugina che gli dava spesso de’ saggi consigli lo ammonisce: «Tu non hai voluto ascoltarmi, povero Étienne. Senza alcuna idea di come vanno le cose in questa baraonda di Parigi non hai consultato altro che la tua passione e contro la volontà di tutti coloro che si interessano a te sei venuto a sommergerti nel vortice. Ahimè! tu non sarai la prima farfalla che si brucia le ali a questa fiamma più divoratrice che vivificante! Balzac con tutto il suo ingegno ha scritto trenta volumi prima di essere conosciuto.» Parole d’oro.

Tuttavia Étienne Eggis pubblicò proprio allora il suo primo lavoro in versi: En causant avec la lune, il quale ebbe un mediocre successo, dovuto per la sua parte migliore a un articolo di Jules Janin a cui non era dispiaciuta l’originalità fresca ed energica del bardo gallo-tedesco.

Arsène Houssaye fu pure fra i protettori del giovane friburghese. Lo scrittore alla moda abitava allora un castello di gran lusso ai Campi Elisi ed aveva un padiglione dove accolse l’Eggis offrendogli tutto quanto può dare 1 ospitalità amica, compreso la mensa, i sigari ed il piano di cui Eggis non poteva fare a meno, e sul quale, tra un articolo è l’altro per i giornali parigini, improvvisava con tanta genialità che i vicini ne erano rapiti. Questa bella vita durò tre mesi, poi Eggis non si vide più. Aspetta e aspetta, Arsène Houssaye, inquieto, fa abbattere la porla del padiglione e lo trova completamente vuoto; nè Eggis, nè piano, nè mobili. Tutto era sparito!