Presto un cartoncino, un po’ di gomma, per dare consistenza alla vecchia stampa tanto da poterla mettere nella raccolta. È tardi, quasi mezzanotte; forse fu per troppa fretta o la carta del giornale era fradicia, o la colla cattiva, non so; con terrore mi accorgo che il ritratto si spacca, si scioglie, mi si disfà tra le mani... Marchesa, marchesa, non fuggite! Ah! qual momento. Le nobili fattezze sono scomposte, il naso cade sulla bocca, gli occhi si squagliano, sulla fronte si addensano le rughe... No, no, fermatevi. Rattengo il fiato, ma la mano mi trema, la carta continua ad assottigliarsi. Non è più un ritratto che ho davanti, è una caricatura.

E sono stata io, io, a distruggere una memoria che mi era tanto cara, vecchia come la mia vita, che non potrò rinnovare oh! no, certo. Piena di rimorso e di tristezza mi chino sul misfatto e sotto al povero volto, con uno slancio di contrizione, scrivo:

Marquise Sévigné

je vous demande pardon

pour avoir gâté

(ah! le crime sans nom)

votre beau visage!

À cette étourdie

ne soyez point cruelle:

songez, je vous prie,