que vous êtes immortelle
même défigurée.
Versi sbagliati, pessimi, ridicoli, tutto quello che volete. Ma sfogai così un poco il mio dolore e la bella marchesa dopo secoli di riposo ricevette ancora il suo ultimo madrigale.
MARIA DEI MEDICI UN PERIODO DI ITALIANITÀ IN FRANCIA.
L’italiano che andando a Parigi più delle attrattive rumorose e volgari dei grandi boulevards preferisce la solitudine suggestiva della riva sinistra così piena di memorie, si fermerà con particolare interesse sotto gli alti alberi che circondano il palazzo del Lussemburgo fatto edificare per propria dimora da una principessa italiana, che doveva avere serbato nelle pupille le linee di bellezza della nativa Firenze.
Figlia di quel granduca Francesco Medici che, due mesi dopo la morte della moglie, aveva sposato l’avventuriera Bianca Capello e s’era ritirato con lei in amenissima villa, incurante dei figli, Maria nella sua malinconica giovinezza dovette aver pensato al matrimonio come al solo porto di felicità. Bella e ricca non sembrava difficile cosa; si presentarono infatti diversi partiti, ma o per una ragione o per l’altra caddero tutti. Ella d’altronde s’era fissa in mente di diventare regina di Francia; glielo avevano predetto e ci credeva. Il re di Francia peraltro aveva moglie, ma che cosa può arrestare il destino!
Correvano stretti rapporti di interesse fra le due corti di Francia e di Toscana. I monarchi francesi, collo sperpero delle loro favorite, erano sempre senza denari e i Medici, che, per il traffico degli avi, ne avevano guadagnati tanti acconsentivano ai prestiti i quali non erano allora la facile operazione di banca che vediamo ai nostri giorni. Il trasporto di centomila scudi, a mo’ d’esempio, metteva in moto diciassette carri, cinque compagnie di cavalleria e duecento fanti.
Ora avvenne che essendo morto d’improvviso (si diceva di veleno) il granduca Francesco e il re di Francia chiedeva nuovi denari, il successore nicchiando un poco lasciò comprendere che il re di Francia Enrico IV non avendo avuto figli da Margherita di Valois sua moglie avrebbe fatto bene ad ottenere sotto questo pretesto il divorzio e sposando poi Maria dei Medici rendere più facile l’affare del prestito.
In questo matrimonio Maria fu mercanteggiata come una balla di stoffa fra chi vuole dar meno e chi voleva prendere di più, ma i Medici non erano una razza sentimentale e la zitella si avvicinava alla trentina. Ella non fece nessuna obbiezione a questo sposo di quarantasette anni, divorziato, donnaiolo, un po’ sudicio negli abiti e nella persona. Non diventava regina di Francia? il suo sogno! Bisogna scalare qualche cosa, ai sogni che si realizzano.
Colei che il 13 Ottobre 1600 lasciava Firenze salutata da un popolo in festa e imbarcatasi a Livorno sostava nella paradisiaca conca di Portofino a dare un ultimo sguardo al cielo d’Italia era una donna felice. Che le importava oramai della triste vita passata e delle tragedie della sua famiglia? Aveva vinto. La sua bionda bellezza aureolata dal trionfo risplendeva in una armonica maturanza di carni floride e di nobile incesso, di magnifica salute e di volontà decisa. Nei ritratti che si trovano di lei non appare forse una grande genialità di espressione, ma le linee generali confermano l’appellativo di bella donna che le decretarono i contemporanei e in tutti la vediamo cinta dei pomposi abbigliamenti senza i quali le regine di una volta non si mostravano in pubblico. L’alto collare alla Medici, foggiato con trine che hanno la trasparenza dell’aria, sorge da un corsaletto trapunto di perle dove la stoffa è così lavorata e cincischiata in arricciature, in pieghe, in sboffi, in losanghe, a intarsi d’ogni genere che non rimane di liscio neppure un palmo; l’ermellino regale fa da sfondo e da tutte queste sapienti combinazioni esce l’eburneo collo e il sen di neve che i poeti del tempo faceano a gara a mettere in rima.