Intanto che la principessa fiorentina viaggiava tra feste e tripudii verso la sua nuova dimora (e il viaggio colle necessarie soste durò quasi due mesi), Enrico IV che si era facilmente sbarazzato della moglie ebbe a sostenere ben più aspra lotta colla sua favorita in titolo Gabriella d’Entragues seducentissima dama niente disposta a sostenere la rivalità pericolosa della sposa novella.
La placò finalmente il dono del marchesato di Verneuil coll’annesso castello e centomila scudi. È probabile che tale somma abbia poi figurato nella lista civile fra le spese del matrimonio. Il re, galante deve averla rassicurata anche sul capitolo della sua fedeltà avvenire poichè contemporaneamente al Delfino nacque l’anno appresso il marchese di Verneuil.
Quando Maria dei Medici entrò in Francia l’italianismo era in piena voga. Compagnie italiane recitavano a corte e nei principali teatri di Parigi acclamatissime e desiderate; lo studio della lingua italiana faceva parte di ogni buona educazione; si argomentava nei salotti sul modo perfetto di pronunciare questa o quella parola; si tenevano accademie per discutere i versi dell’Ariosto. Una canzone del tempo terminava con questi versi:
Si vous n’étés Italien
Adieu l’espoir de la fortune;
Si vous n’étés Italien
Vous n’attrapperez jamais rien.
Una persona che contribuì largamente a diffondere in Francia il gusto delle cose italiane fu la celebre fondatrice del salotto azzurro, la bella, saggia e intellettuale marchesa di Rambouillet. Nascendo a Roma dal marchese Nivonne Pisani ambasciatore presso la Santa Sede e da una Savelli del patriziato romano, ella era per metà italiana e fino ai dodici anni visse in Italia. Andata sposa di poi al marchese di Rambouillet incominciò subito quella sua vita di intelligente amore per l’arte e per le opere del pensiero che aiutata da un largo censo le permise di trasformare il suo palazzo in un tempio di bellezza e di armonia. E parlava e leggeva di preferenza libri italiani e faceva recitare in casa sua commedie italiane da attori chiamati espressamente dall’Italia affinchè non andasse smarrita la tradizione del dolce idioma; nè mancavano poeti francesi tanto addentro nella nostra lingua da poter scrivere e poetare in essa. Esempio veramente interessante è il seguente sonetto che Ménage dedicò alla fiorente vecchiaia della marchesa:
LA BELLA ATTEMPATA.
«Florida è sempre e fresca e vaga e bella,