A nissun’altra, a se medesma eguale:
E, quel che strugge ogni cosa mortale,
Il tempo, sue bellezze rinnovella.
Tal ebbe il crine nell’età novella.
Tale la bocca, ebbe la guancia tale:
Sporgon gli occhi splendor almo immortale,
E men fiammeggia l’amorosa stella.
Se quel bel sole col fulgor celeste
In su ’l cader più dolce e meno ardente
Gli occhi m’abbaglia e mi consuma il core.