Coloro che conoscono Bertacchi solamente nella sua ultima produzione patriottica hanno bensì una prova del suo ingegno e del suo sentimento, ma non hanno intero nè il suo ingegno nè il suo sentimento. Il grande slancio di redenzione che ha scosso l’Italia negli ultimi due anni chiamò il nostro poeta ad una dichiarazione di fede allargando la cerchia dei suoi estimatori, ma il vero poeta così come nacque, come si formò, come avvenne la cristallizzazione perfetta del suo sogno in una forma d’arte è d’uopo cercarlo nei sei volumi delle sue poesie antecedenti.

Volendo giudicare un poeta non è forse inutile chiedersi: Che cosa egli ama? Che cosa crede? Le letterature di tutti i paesi hanno i loro poeti della fede, del dubbio, della negazione assoluta, hanno i mistici e gli epicurei ed hanno sopratutto disgraziatamente i poeti che nulla avendo da dire si sbizzariscono a mettere insieme ingegnose combinazioni di suoni e di colori che dovrebbero nel loro intento sostituire l’assenza di quel fuoco interno che solo crea la poesia.

Giovanni Bertacchi è panteista. Egli ama la natura, egli crede nella vita. Gli uomini e gli alberi, il pensiero che nasce in un cranio e il filo d’erba che spunta dalla terra lo interessano egualmente, anzi formano ai suoi occhi una verità sola e una sola bellezza. Le acque di un fiume scroscianti dai vergini ghiacciai al mare non lo commuovono meno delle lagrime dei suoi fratelli poichè non esistono divisioni di materia e di spirito dinanzi al concetto di una forza unica che regola tutto il creato e non soverchia un amore in un cuore che tutti li accoglie in sè.

Con un senso più reale della vita egli si accosta alla dolcezza del poverello d’Assisi nella fraternità per tutte le creature, ma non acconsentirebbe a seguirlo nell’ascetismo della rinuncia. Pensa certamente che poichè il divin Creatore dispose che al soddisfacimento di ogni atto necessario alla vita corrispondesse una sensazione di piacere, sia contro natura il rinunciarvi. Deplora la ricerca di alcuni scienziati che vorrebbero ridurre i cibi in pillole e rievoca le bellezze non tutte materiali che accompagnano i variati simposii:

Tovaglie bianche dai riflessi azzurri,

negli alberghi dell’Alpi, in riva ai laghi,

nelle navi, sui treni, ove più vaghi

entran dell’aria i nimbi ed i sussurri.

Oh, che musica dolce andrà smarrita

se cessi il tintinnio delle stoviglie,