circonfuse di colpa e di mistero,

due dolcissime cose.

È un brevissimo poemetto questa Stanza Straniera; è meno ancora, è una divagazione di pensiero in pensiero e di luogo in luogo, ma la tenue tela è di una tale freschezza che solo la vince il signorile ritegno della forma.

Un poema compiuto per la mole e per la forma sono le Malie del passato. In queste pagine che appaiono come il diario di un giovane, la musa agreste del Bertacchi congiunta a quel suo profondo sentimento della natura e dell’amore, si fonde in armonia perfetta. Le descrizioni della vita campestre ricorrono sobrie e vivaci; quelle del nascente amore perfette di verità e di grazia. Bertacchi eccelle nell’arte così difficile di parlar d’amore. Si pecca generalmente per i due estremi; o il poeta vuol essere casto e riesce freddo, o vuole colorire e offende il gusto. L’equilibrio nel Nostro è la naturale conseguenza della sua chiara mente latina, del suo organismo sano, della sua squisita sensibilità.

Le pagine dove è descritto il sorgere dell’amore di Furio per la dolcissima Lina, balzano all’occhio colla elegante visione di un ramo di pesco che ricama di fiori rosei la trasparenza argentea di un mattino d’aprile.

La dichiarazione dell’amore, quella dichiarazione sì a lungo desiderata, pensata in tante forme, trattenuta fino all’ultimo istante con sì naturale ritrosia sboccia alla fine con una semplicità la di cui efficacia fa ricordare, sia pure colla dovuta riverenza, esempi maggiori

L’ombra calava,

e i due, guidati dall’inconscia forza

d’un solo intento, furono vicini

quanto bastava, un attimo. Non fu