al pieno giorno d’un atteso bene,

per calare di poi verso i pensosi

vesperi del ricordo. Or tu degusti

di bacio in bacio, lentamente, i frutti

della vita, che un giorno erano fiori

nei rimpianti rosai del tuo passato.

Ritroviamo l’immagine del rosaio in quel patetico Canto delle sensazioni perdute dove il poeta rimpiange il profumo della prima rosa, il fresco della prima fronda che gli sbattè sul volto, al mattino, nei boschi e la puntura della prima spina sulla piccola mano.

Ognuna di queste sensazioni egli non le troverà mai più. Nevermore! Lo sconsolato ritornello del corvo di Edgardo Poe. E in Bertacchi, come in Poe, come in tutti i poeti che tuffarono la penna nel proprio sangue prima ancora che nell’inchiostro, noi sentiamo la commozione vera, sentiamo il fratello, cioè l’uomo che ha sofferto come noi, che al pari di noi conobbe l’ora del meraviglioso inganno che ci trasporta, noi minima frazione del gran tutto, al vertice sublime della vita universale dove ogni singolo dolore viene assorbito ad alimento di nuove vite.

Nella Stanza straniera il poeta persegue non per curiosità, ma per la sua propria passione interna gl’incontri del caso

Coppie vaganti, avventurose e meste,