— Non porto busti al di sotto delle cinquanta lire.
A un tratto sull’incrocio delle frasi che volavano di gruppo in gruppo si alzò da una delle sale adiacenti un suono di voci alte e concitate come di rissa. Tacquero le ciarle per incanto e si affollarono gli usci.
Sulle prime non si comprese bene di che cosa si trattasse. Una voce angosciosa gridò:
— Ritiri quella parola, la prego.
Una voce secca rispose:
— Non ritiro nulla.
Allora la voce di prima pronunciò una frase che andò perduta nel tumulto di sedie rovesciate e di esortazioni: basta! basta!
Qualcuna fra le signore si spaventò. Il signore alto dai capelli grigi che rispondeva al titolo di principe, facendo loro baluardo del proprio braccio, riuscì ad allontanarle respingendole verso il salotto principale.
— Calma, calma, non sarà cosa seria.
Ma si voleva sapere. Un tumulto simile in quell’appartamento signorile era troppo fuori delle abitudini. La padrona di casa si mostrava indignatissima: