Ma il piacere dell’istante si moltiplicava intorno alla strage trapassata; similmente passeggiano gli amanti nei viali di un cimitero abbandonato. Luceva il desiderio come ala iridata di farfalla in certe pupille tremule inesperte, mentre cauto se ne stava appiattato in fondo ad altre nell’occulto ansare della febbre che rade la superficie di uno stagno; e vivido balzando da altre ancora correva incontro all’occasione colla sfacciataggine di una girandola accesa improvvisamente.
A un certo punto, poichè divisi erano i gruppi ma un filo invisibile li legava sì che tutti sobbalzavano se uno dei capi veniva scosso, la curiosità si rivolse ad una discussione sorta fra la padrona di casa ed uno de’ suoi ospiti a proposito di un libro recentemente processato per accusa pornografica. Quell’argomento fu come una scudisciata sui lombi di poledri liberi. Tutti si slanciarono, chi difendendo, chi accusando. Buona parte delle signore protestò di non avere letto il libro, ma tutte ne erano edotte: la marchesa che sola non ne sapeva nulla se ne informò premurosamente dalla giovane signora vestita di bianco, la quale potè darle schiarimenti precisi per averlo letto, disse, senza accorgersene.
Alcuni uomini dalle attigue sale si fecero sulla soglia del gran salotto ascoltando. La padrona di casa che aveva preso l’attitudine della lettrice scandolezzata citava abbondantemente per giustificare la propria indignazione; il suo competitore citava anche di più, citava passi di libri antichi, di libri celebri che non erano stati processati, invocando i diritti della natura, la libertà del pensiero, l’arte.... Negli angolucci remoti, dietro paralumi color di rosa, grosse parole cadevano in piccole orecchie.
Una tensione nervosa turbava oramai uomini e donne; più avanti di così non si poteva andare. Eppure sembrava che per una occulta attrazione malsana fermarsi non fosse possibile. L’aria era satura di tutta la leggerezza, di tutta la volgarità che quelle persone educate sapevano una per una nascondere quando fosse necessario, ma che riunite insieme si accalorava, esalando ognuna l’intimo istinto fino a formarne un vapore denso di nausee inafferrabili, ondeggiante fra l’arazzo storico e i bronzi antichi, saliente su per i serici cortinaggi nel tremolio degli specchi a raggiungere i preziosi dipinti della vôlta, pallidi sotto il raggio lunare delle lampadine elettriche.
Nascosta nell’ombra del piano dove si era intrattenuta fino allora a sfogliare musica una persona, una donna, soffriva di quell’afa fino ad averne mozzo il respiro. Nata e vissuta in quella società non era la prima volta che la assaliva il sentimento nostalgico di sentirsi straniera, ma il concorso delle circostanze sembrava quella sera aggravarlo di tutti i fondi impuri vanamente celati sotto l’orpello delle belle maniere e più che mai stridente la sua sensibilità gemeva nell’urto fra tanta ricchezza di decorazioni e sì povero, sì meschino, sì basso palpito d’anime.
— Se nemmeno il Tribunale ha diritto di far cessare lo scandalo, che cosa dobbiamo fare noi donne oneste?
A tale interrogazione profferita con petulanza dalla padrona di casa la persona si alzò nell’ombra del piano, per parlare, per dire una parola che le bruciava le labbra, ma nel medesimo istante, dal lato opposto della sala, una voce d’uomo calma e severa rispose:
— La sola cosa da fare è non parlarne affatto.
La persona si scostò allora dal piano, uscì dall’ombra, guardò in fondo alla sala meravigliata colui che aveva saputo alzare una protesta collo stesso pensiero, quasi colle stesse parole che ella stava per pronunciare, che appunto ella voleva dire essere in tali casi il silenzio la migliore difesa del pudore. Guardò, vide un volto ignoto, meglio del volto sentì l’anima nella voce, e fra tanta gente nota ed amica, là dove si era svolta fino allora la sua esistenza, tra gli oggetti famigliari che costituivano il suo mondo, quell’ignoto, quello solo, le parve che da altri mondi, da altre vite venisse a recarle un verbo inutilmente sognato poichè in lui solo si era ripercosso il grido di rivolta della sua sensibilità offesa, in lui solo.
Di nuovo i gruppi si suddivisero, riprese il parlottare a voce bassa; le signore più giovani incominciarono a girare offrendo tazze di thè e sorrisi; molti uomini si dispersero nelle altre sale; qualcuno consultò l’orologio furtivamente; la signora vestita di lilla trasse pure furtivamente dalla borsetta a maglie d’oro che le pendeva al braccio un minuscolo oggetto che si fece passare sulle guancie e sul collo. Nel vano di una finestra la signora dall’abito bianco rispondeva alle insistenze di un giovinotto che la stringeva da presso: